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IL POSTALE - Città di Castello (PG)

Powered by Sararlo 02 September 2004 ·

Di Bistarelli, nel 2004, non sapevamo molto. Forse doveva ancora entrare in carica, seppur eletto, quale Presidente dei J.R.E. nazionali. Un' esperienza piacevole, di allora, qui descritta.

Il Postale è uno dei quei locali in cui vale la legge di Pavlov (o del Gastronauta).
Entrate. Vi assiedete. Pappate gioiosi ai quattro palmenti. Uscite.
E già vorreste fare inversione a 180° per ricominciare da dove eravate rimasti.

Città di Castello è una delle porte di entrata dell’Umbria. Di suo non ha moltissimo da offrire, naturalmente paragonato all’elevato livello di una media che vede come sue perle Assisi, Perugia con i loro interni di Giotto, Cimabue & Perugino.
Certo, Città di Castello ha dato i natali a Monica Bellucci, ma se vi aggirate per i vicoli alla di lei ricerca, l’impresa sarebbe alquanto ardua, meglio consolarsi a tavola amica.

Dall’esterno lo vedete appena, le mura spoglie e le lucette viola vi fanno pensare a qualcosa a cavallo tra un disco-lounge e un privè “di quelli lì”, ma voi avete fiducia nelle “guide” che vi dicono “abbi fame & fede”.
Il parcheggio è comodo, ci mancherebbe, l’ex stazione di posta, poi forse garage , ha ancora il suo bel distributore, ora sterile, su cui svettano non più stellari prezzi di gasolio & c., ma calamite ghiottone per chi, qui,  non vi arriva certo per caso.

Quando entrate farete subito i complimenti all’architetto. Da questo ex –garage, mano felice ha saputo disegnare, tramite sapiente utilizzo di materia lignea, piacevole location per peccar di Bacco & Palato.

Marco e Barbara Bistarelli, coniugi nella vita, complici entusiasti nel lavoro, hanno rilevato questo locale alcuni anni fa dopo paziente training cuocoso presso rinomate location regionali. Qui non verrete per degustar di pici e strangozzi ( e potrebbe anche capitare) ma per seguire virtute e conoscenza.

Come dicevamo, una menzione per la cura nel preparare palestra ghiottona.
I soffitti sono alti, vi è molto legno; l’arredo quindi da’ respiro, come le luci. Se non foste condizionati da vissuto e passaporto, potreste sognare di essere d’allappo in una ipotetica scandinavica come in un nord america targato Alberta o Dakota (north, of course).

La proposta è molto articolata, in un rispettoso ordine di crescente curiosità gourmand.
Si può passare da personali interpretazioni dell’Alta Valle del Tevere (un giusto mix fra tradizione e innovazione) ad un  crescente “La Terra ed il Mare ( degustazione di antipasti)” versione light, forse, di approccio ghiottone.
Pur in sano entroterra potreste trovare “Menu Il Mare”, anche se cuore e papille  vi porteranno a battere per il “Menù Sensazioni”, fantasia a 360° di un Marco Bistarelli che farà certamente parlare di sé nel terzo millennio.
Complice la nostra metà del cielo, abbiano saltellato tra le “Sensazioni” di degustar curioso e le tentazioni di Nettuno.

L’ordine, quindi, sarà disordinatamente creativo.
La Variazione di Fegato grasso con composta di mele, uvetta e pan brioche è curiosa e intrigante, laddove l’epatoscrigno può esser avvolto in sottilissimo lardo (grasso su grasso, mitico, come la Maserati BiTurbo); Nature; con lieve affumicatura oppure in versione gratineè: una piccola caramella che vi manderà in paradiso.

Su versante Light i cubetti crudi di tonno, spada e salmone, con una lieve marinatura esotica,  non vi faranno certo rimpiangere le migliori cubiste da Oba Oba e dintorni, anche perchè Marco vi consente di giocarci a volontà (con il pescio, non con le cubiste), pucciando ad esempio queste piccole pepite quadrate in rispettive vaschette colme di vinaigrette di arancio o limone: pucciate, chiudete gli occhi, gusti e retrogusti sapranno pilotare i vostri sensi laddove si conviene.

Proseguire ? E’ un ping pong.
In terra devota a  prodotti di aia e cascina, il richiamo a materia prima lacustre e marina vi solleverà da ambascie anche colesteroliche. Eccovi, tra i tanti, la Terrina di zuppa di pesce e capesante (cubizzata, pure questa) con salsa di melanzane alla menta, oppure i più terragni Tortellacci di baccalà con passatina di cannellini, cubi di fegato grasso
(evidentemente deve esserci coerenza in tutta questa ricercata geometria di colori e sapori) e profumo al finocchio.
Forse la sfoglia dei tortellacci la potreste trovare più filata altrove, ma l’idea e la pappata conseguente fanno perdonare il tutto.

Ottima la Pappa al pomodoro con gamberi arrostiti, triglie e salsa di astice. Pensate a quelle “pappe”, pur di rosso vestite, somministrate a innocenti palati pulmizzati da inclousive tour e ringraziate di essere turisti-fai-da-te-no alpitour (e ancora un plauso al Marco, per il suo saper stare con gusto ed equilibrio tra tradizione e ricerca).

Il Piccione, big classic di cucina autoctona e non solo, si presenta con la sua coscia farcita di wonderbra ghiottone, al secolo una scaloppa di fegato grasso e verdure croccanti.
Forse solo le cosce di Jennifer Lopez o di Shakira sono altrettanto stimolanti, ma accontentatevi di modesto piccione, non ve ne pentirete: il wonderbra foiegratico saprà da par suo prima eccitare e poi placare i vostri sensi, pure con allappo volante a fine corsa. 

Continuare? non c’è che l’imbarazzo della citazione, interrotta come un metronomo sulle arie di Verdi o Puccini, da irrefrenabile bendiddio gourmand.
La piccola pasticceria è di alto lignaggio, tanto che può serenamente accogliere tra le sue proposte pure i brigidini, popolarissime cric & croc dolciarie in voga tra Arno e Val Nerina, non pria di esservi baloccati, ad esempio, tra le diverse interpretazioni di un cioccolato, Domori House, laddove si va dal nature, al milky mix e allo speziato.
In alternativa, ottime le classiche crème brulè assemblate con vaniglia, tabacco e caffè (quest’ultima servita in apposita chicchiera d’ordinanza).

Raramente ci siamo imbattuti in un servizio di sala tanto coinvolgente, complice e.. didattico. Dire che la moglie Barbara declama al meglio i piatti del marito Marco sarebbe didascalico, vi è vera partecipazione, non vi è conflitto d’interessi, ma evidente desiderio di coinvolgere l’avventore, magari di passo, in palato fidelizzato ed entusiasta.
Marco Bistarelli è un uomo fortunato, oltre che in fatto di talento, anche perché il giovane Serafino, brother & Sommelier, sa proporre con estremo garbo abbinamenti ottimali sui piatti, senza necessariamente ricorrere a Bolgheri & Bordeaux,  ma più semplicemente a piccole pepite del territorio, siano pure di tribicchierato blasone come non  ancora di larga beva. A noi ci piace ricordare un intrigante Rosso Arquata (Merlot, Cabernet e Barbera) laddove la bacca piemontese viene appositamente coltivata in loco (orvietano) da unico ed eccentrico produttore, ma anche su altri paralleli e meridiani della Terra che ha dato i Natali al Fraticello di Assisi così come alla Star di Città di Castello, il buon Serafino saprà pilotarvi a scoprire particolarità che renderanno il giusto merito ad una cucina ed una sala che non dimenticherete più  nei vostri percorsi di Bacco & Palato..

Bello il Postale.
Respirate tutto: l’aria curiosa di una location degna di design gastronautico; il piacere di piatti in cui regna sovrana la Legge dei Sapori e Colori (ottimizzate, appunto, da una architettura di contorno sobria ed intrigante); una piacevolezza, professionalità e discrezione di rara qualità e riscontro.
Bravi  e ad majora.

 IL POSTALE

Via de Cesare, 8 - Città di Castello (PG)

Tel. 075 - 852 1356

Chiude sabato a mezzogiorno, lunedì e domenica sera

Categoria: Sararlo Graffiti

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