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IL LUOGO DI AIMO E NADIA - Milano

Powered by Sararlo 29 March 2006 ·

L'esperienza di Peperosso, come già sottolineato, ci ha lasciato due piacevoli eredità. Da un lato dare riscontro materiale ad amicizie sino ad allora solo virtuali, penso in primis ad Alberto Cauzzi, Rob '78, Bulmalover. Dall' altro ci ha fatto infrangere il tabù/pudore di corredare di photopixel quella che, sino ad allora, era solo banale e normale prosa ipercalorica. Fatta abortire l' esperienza rubropepa ci era rimasto, quindi, il desiderio di dare anche fattezze colorate a quanto di calorico descrivavamo, in rete, al malcapitato prossimo. Ecco allora, provvidenziale, il buon Piero Pompili, alias Muccapazza, papà dell' indimenticato Blog Il Gastronomo Riluttante. Lo ringrazio, ancora una volta, per l' ospitalità concessa, plurima e ripetuta. Grazie anche per essere stato il primo cui ha aperto con generosità la porta della sua casa virtuale. Il lungimirante Piero si è reso "editore", poi, di altre firme che hanno scritto sul suo Blog, tra cui i nomi accennati sopra. Non ho mai capito perchè Piero abbia poi chiuso la sua bella creatura.  

 Si può andare a tavola per ascoltare delle Storie ? Sì, si può. Per molti è successo da piccoli, magari attorno al fuoco, pendendo dalle labbra della Nonna con quelle  bocche e occhi spalancati di bimbi che sentono il mondo come un universo sconosciuto, tutto da scoprire; smessi i calzoni corti il miracolo si può ancora ripetere per alcuni, ma bisogna essere attenti Diogene del gusto e della vita, perchè qui, in Via Montecuccoli, non c’è un Cantastorie armato di zampogna, ma c’è un Uomo, Aimo Moroni,  che è un pezzo, importante, della Storia Gastronomica (e quindi anche sociale) del nostro Paese.

Se Fernand Braudel, il francese inventore e teorico della Cultura e Civiltà Materiale, vivesse in Italia ai nostri giorni, il volume dedicato alla Gastronomia di Enotria lo avrebbe scritto a quattro mani con questo Toscano di Pescia, milanese d’adozione da sessantanni, tant è vero che la giunta meneghina, l’anno scorso, lo ha insignito dell’Ambrogino d’Oro, mettendolo a far compagnia a quell’altro toscano che ha lasciato un’ impronta indelebile nella cultura nazionale e che all’anagrafe recitava Indro.

Aimo, l’impronta ve la lascia nel palato e nel cuore, perché a tavola non ci si siede solo per calmar la panza, ma per appagare un universo di emozioni che passano per il piatto e poi si espandono ai vostri centri sensibili,  di neurone o di   coronarie o a entrambi, che forse è meglio.

Perché diciamo questo?  Ma perché conosciamo Aimo da quindicianni e, oltre a considerarci una delle sue Gastroteche viventi più affezionate, lo ringraziamo pubblicamente perchè la nostra alfabetizzazione del gusto ha trovato in Aimo il sillabario che ci ha fatto apprezzare ancor più non solo l’ Arte della Pignatta, ma che pure ci ha  addestrato ad avere l’antenna sempre vigile nello scoprire tutti i tesori di una Penisola che può alternare un Giotto ad una Cinta senese; un Cappone di Morozzo alle Architetture del Brunelleschi.

Se c’è un Editore che legge di queste note  (ma di quelli piccoli, che stampano e rilegano ancora e anche con amore e passione)  non si lasci sfuggire la possibilità di editare le  memorie di Aimo, perché, anche alla ennesima volta che ci siamo seduti da lui, il “Libro delle Storie” non è finito, e avremmo voglia di tornare domani per sentirci raccontare ancora nuovi capitoli.

Tuttavia questo non è il luogo per parlare di storia, ma di cronaca; cronaca corrente tra piatti che ci hanno emozionato, sia di amarcord che di nuove frontiere, e un grazie al Web.Editore e Amico che ci ospita per narrarne, a chi vorrà proseguire di lettura e d’acquolina, a cui, tuttavia, regaliamo esclusiva, per chi sappia apprezzarla, e cioè che il 21 Aprile prossimo, Aimo festeggierà il suo 60° di Pignatta: delle Nozze di Diamante e passione che chiunque lo vorrà potrà onorare da par suo.

Dicevamo che Il Luogo di Aimo e Nadia è memoria storica non solo di una Milano che dagli anni ’60 ha imparato a venire in questa che, allora, era periferia sterrata della Madunina ma, con il tempo, anche da ogni regione, Palati di passione, Allevatori, Produttori di nicchia e impegno hanno trovato achì il loro centro di gravità permanente.

Montanelli, nel descriverla secolarmente, sintetizzava che l’Italia si divideva in quella della Civiltà del Burro e in quella dell’Olio e Aimo, conseguente, ha fatto scoprire ai Milanesi, e a padani assortiti, che si possono fare Piatti di Emozione usando solo Olio, delegando a questo il suo Cultivar preferito che ha l’accento del Belice.

Una Cucina che inizia presto la mattina, dove questo arzillo ultrasettantenne ancora si reca di levataccia costante per cercare materia prima eletta. Chi scrive ha avuto la fortuna e l’onore di condividere con “Zio” Aimo una di queste esperienze, e vi posso garantire che solo avendo la pazienza di “guardare”  un semplice Carciofo così come una apparentemente modesta Cicoria, possono saltar fuori pepite che, al piatto, diventano Regine e voi Palati Privilegiati.

La Cucina di Aimo è stata sintetizzata pefettamente da tale Umberto Veronesi che, tra un’Orata e un Agnello della Val Bisalta, così ha epitaffiato Aimo nostro: ”La sua Cucina diverte, non solo, ma allunga la Vita e regala Salute”.

E così partiamo per questa  jam session che ci emoziona ogni volta, soprattutto se,  all’inizio, ci imbattiamo in uno dei suoi Grandi Classici:  la “Fantasia Siculo Pantesca”,  laddove si recita di Olio di Nocellara del Belice, Passata di pomodoro di Capo Passero, Capperi di Scauri, Origano, Basilico dell’orto di …Tomasi di Lampedusa. Che dire, fuori può esserci anche un nebiùn de la malora, ma  il  Sole e l’Oro del Mediterraneo vi rallegrano  l’occhio e la panza, così come, a lato, vi
troverete “Il” Piatto di Solo Olio, in cui potete fare zuppetta con quel mirabile Pane che nasce da mani ispirate della Valsesia e dalle sue acque.

Uno dice: embè, sfido che gli hanno tolto la seconda Stella, ti porta Pane e Olio…. Provatelo, assaggiatelo e poi apriamo assieme una petizione alla “Rossa” perché ritorni sui suoi passi, anzi, si risieda – cosciente -  in Via Montecuccoli.

Proseguiamo con uno degli assoluti di questa Aimo Synphony: “Piccole Insalate novelle di primavera con Julienne di Seppie crude, Fave fresche e Mandorle di Noto”. A lato vi trovate un  Suri  (uno dei 16 componenti della famiglia dei tonnidi), leggermente affumicato, e una piccola Composta di Limoni della costiera amalfitana. Che dire. Chiudete gli occhi e potete percepire subito, anche se siete debuttanti, la summa dell’Aimo Pensiero. La materia prima è pefetta;  il grasso animale della Seppia e quello vegetale dell’ Oleum si maritano in piena armonia; come, peraltro,  i due titolari, Aimo e Nadia che, ancora adesso, dopo 51 anni, quando si guardano negli occhi, capite che sono fatti l’uno per l’altra. Altro che Peynet: Storie, Passione (comune), Olio di gomito (tanto), fianco a fianco ogni giorno, per cinquant’anni; da non credere, in questa epoca di reality show & sex in the city.

I Paccheri di Gragnano, farciti di mozzarella di bufala, melanzane e cicale di mare al timo verde con guazzetto di calamaretti sono oggettivamente perfetti, anche per l’assemblaggio, mirabile, tra materie prime diverse, ma la memoria di papilla è ancorata ancora al piatto precedente, pur se qui abbiamo particolarmente apprezzato dei Calamaretti che manco in Laguna si trovano uguali oltre alla  “solidità” dei Paccheri. Tirem innanz con due Grandi Classici che hanno inserito Aimo nella All of Fame del nostro vissuto emozionale.

La Zuppa Etrusca è una autentica Corale dell’Orto: vi potete trovare dal Cavolo nero alla Verza; dal Farro della Garfagnana ai Cannellini de Maremma nostra (e pure maiala, se garba, n.d.r.) E qui la soundtrack by Aimo narrante a latere, ci accompagna dolcemente come se foste a Sausalito sulla Route # 1 della Costa Californiana e/o sui tornanti delle Crete Senesi con la vostra ideale Ferrari Cabrio del ’69. Vi narra e vi racconta come ogni singola verzura venga fatta bollire
separatamente per due ore circa, e poi maritata al meglio con le altre. Sarà anche la ventesima volta che l’assaggiamo, ma è sempre come se fosse la prima: come si può dire la stessa cosa degli Spaghetti “Selezione Cappelli” con Cipollotto e Peperoncino. E’ un Piatto che, anche se ufficialmente può non essere presente all’appello in Carta, basta fare un fischio e, dalla Cucina, vi arriva perfettamente al dente con tutti i suoi gusti e retrogusti.

Ok, buona la prima, anzi, “I Primi”. Che sia il momento del Sorbetto? Forse, ecco che vi arriva un “Cucchiaio” di Trippa con passatina di cannellini: pefetto.

E’ stato Veronesi a confermare che la Cucina di Aimo è “Tutta Salute” e, quindi, noi siamo andati coerentemente a tutta … Ciccia,  prendendo velocità con una Punta di Vitello stufata nel Recioto, addobbata con una Quenelle di Melanzane e Thè verde. Che sia il Thè verde a darle tocco salutistico?  Mah., lì ci vuole
Artigiano di stalla e maggese, altro che balle, oltre che Trinciante ispirato, leggi, nel caso, quell’Ercole Villa che la Milano “giusta”, che gusta,  conosce bene.

Scendiamo di garrese e ci troviamo davanti un Cosciotto di Agnello della Val Bisalta che ci riconcilia con gusti che solo uno come Aimo, tanti anni fa , ci ha abituato ad inserire nel casellario giusto di frollature e cotture assortite.

Quando si dice “della serie non si butta via  niente”, ecco che ci arriva una delle Frattaglitudini che c’attrippa di più: una specie di Cibreo fritto (d’Agnello), in cui ritroviamo Cuore, Polmone; Fegato & Animelle e quant’altro, anche se, nello specifico, riconosciamo che “Il Piatto”  non è in Carta perchè non può starci (per reperibilità quantitativa) e noi, nel caso, siamo sfacciatamente raccomandati anche se, a dirla tutta, le medaglie sul campo, anzi, sul piatto, ce le siamo guadagnate con millanta spazzolate ripetute, recidive e impenitenti per qualche lustro o poco più

Cambiano zoccolo e saliamo tra gli Appenini Romagnoli, dove ci incontriamo con una Sella di Capriolo al profumo di Liquirizia. A completare scenografia  una Pera martina stufata con Tortino di Carciofi e Scuaquerone. Pensate, tanto per capire l’Aimo Wordl. Il Capriolo glielo procura  un amico e cliente che caccia per passione però, avendo una  casa e relativa Cucina “Piccole”, delega ad Aimo il piacere di servirlo agli amici avventori. Che sia la Frollatura, che sia la Tecnica di cottura, che sia lo Schioppo ispirato, chissà, ma noi un Capriolo così non l’abbiamo mai mangiato nè all’ombra delle Tofane né alle soglie del Kilimangiaro: da non credere,
anzi da provare per credere. Chapeau Aimo! Hai colpito ancora, con la consueta eleganza e quel grande amore e passione che sono  la miglior vitamina a questo ragazzo che, basta chiederglielo, vi racconta di tutto, di più, di quello che non è solo un piatto e in cui l’atto edibile è solo la conclusione finale di un percorso che passa per Alpeggi, Palamite, Artigiani & Fornelli conseguenti.

Aimo andrebbe preservato per le generazioni future, per quegli sventurati teenagers cresciuti a Fonzie’s  & Four Tip.Tap’s in the Padella. Tramite Aimo potete facilmente e piacevolmente arrivare a quella riappropriazione organolettica di materie prime che puoi capire gustandole solo nell’integrità del loro Dna; di un Pedigree saldamente ancorato al Territorio che poi, recentemente, è stato codificato in “Presidi” del Cibo Lento ma che voi, già da prima, sentivate elencare da Aimo con una conoscenza dell’ italica peninsula manco fosse un Cartografo del Touring Club, sezione  1:10.000.

In un’Epoca caratterizzata da Chef Mediatici; di Guest Star che mediano incessantemente  tra Mestolo e Satellite, Aimo è rimasto quello di sempre: tutto Mercato, Fornelli e Sala; Ambasciatore di  “quella certa Italia” che, come dicevamo prima, non è solo Raffaello o Piazza S.Pietro, ma neanche Sushi e Rucola o … Kebab

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IL LUOGO DI AIMO E NADIA
Via Montecuccoli, 6 – MILANO
Tel. 02. 816 446
Chiuso il  sabato a pranzo e la domenica
Business Lunch da 35 €
Degustazione a partire da 110 €  

Per visualizzare le foto dei piatti:
http://ilgastronomoriluttante.splinder.com/post/7603486/Il+luogo+di+A...

Categoria: Sararlo Graffiti

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