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LOCANDA DA CONDO - Col San Martino (TV)

Powered by Sararlo 10 October 2008 ·

Nelle Prosecco County Hills le tentazioni sono plurime.
Qualcuno, interrogando in merito dove poter andar di meglio, si era sentito rispondere “tra Conegliano e Valdobbiadene, tutti i locali sono buoni”.
Può darsi, per carità, soprattutto se, solamente lungo la Strada del Prosecco, non ci saranno meno di trenta locali, a star stretti, molto stretti.

Aniway, poiché ognuno ha le sue verità rilevate noi ci limitiamo a segnalare quello che ci è piaciuto e dove, senza tema di smentite, impreviste e imprevedibili compagnie compari a parte, ci sembra sia affidabile e divertente segnalarlo a qualche personaggio che venga ivi a riempire le bisacce di Prosecco e “bona siera” (intraducibile, bisogna essere trevigiani per capirla).

Avevamo tolto l’ancora domestica per andare a ritrovare una vecchia conoscenza. Gigio Zanotto, chez la Locanda Marinelli.
Era un po’ che non ci vedevamo.
Galeotta fu la guida littorina, la prima uscita della stagione.
Le ferie erano indicate in altre decadi dell’anno, e invece abbiamo agganciato la settimana di chiusura a festeggiare la fine di vendemmia.
Ok, no problem, era l’occasione giusta per andare a provare un altro locale che era da tempo nei desiderata, sia per una certa militanza storica che lo accompagna, sia per una favorevole tradizione orale di cui avevano spesso origliato positivamente.

Da Condo è una vecchia casa, posta al centro del paese di manco mille anime, che ha avuto una sua evoluzione nel tempo, come le scatole cinesi: una stanza dopo l’altra, e poi qui apri una sala e lì quell’altra per arrivare sino ad ora.

Potete trovare, infatti, una piccola saletta con il caminetto sulla dx., così come quell’altra con il pianoforte (ovviamente verticale). Si sale e si trova la main hall, in stile signorina Felicita, con i serramenti in ferro battuto.
Di là delle vetrate, prima della Cantina, c’era il campo di bocce, ora, considerata la stagione, ci sono dei tavoli.

Tuttavia, il consiglio è quello di fermarsi all’entrata (buttate l’occhio sul “cabiotto” della regia, quello che una volta era l’ufficio del direttore del personale a sorvegliare i lavoranti) e imboccate subito la prima porticina a sx., quella su cui sta scritto “Saletta della storia”.
Dove adesso ci sono gli spazi del bancone bar e di parte della cucina, prima c’era la macelleria di famiglia (che era anche quella del paese).

Nota per gli amanti del secolo scorso.
Da una lato, su di una  parete c’è un plastico dell’ Italia Imperiale con le sue Colonie, e in un’altra parete ancora una mega carta di navigazione (ingiallitissima)  con tutte le terre dell’ impero che fu di Cecco Beppe, North.East incluso.
C’è una foto ufficiale di S.A. V.Emanuele III; per fortuna che, in questa rapida carrellata sui primi del ‘900, manca qualche mascellone, altrimenti, apriti cielo.

Soffitto a travettoni con i fili della luce in bella vista, come ultimamente visto solo all’ Hosteria Giusti, a Modena.

Veniamo, finalmente, ai piatti.
Ad una prima occhiata, sono in linea con la  rievocazione storica ispirata dalla Sala, ma con qualche idea divertente e originale  che andremo a provare.

C’è un Musetto, purè e cren che però, ahimè, è già tutto prenotato per un banchetto di laurea che si svolgerà più tardi, e comunque anche la “fetta per il gatto” (che, in questo caso, sarebbe il sottoscritto) non sarebbe pronta in tempo.

“Ripieghiamo”, per modo di dire,  su un Salame fresco cotto all’aceto e cipolla con patata americana.
La preparazione è di scuola e, proprio per quello, sopravvive solo in qualche casa.
Inusuale, per noi, l’abbinamento con la patata americana.
Il piatto è molto riuscito, equilibratissimo tra le varie componenti che si diversificano senza prevaricare, in straordinario amalgama.

Sui vini del giorno ci concentriamo su un Prosecco Sur-Lie.
Dato che il paese è piccolo, i produttori sono due, entrambi con lo stesso cognome.
Noi scegliamo, con l’occhio annuente della proprietaria, quello di Massimo Merotto, più ruspante, più doc che doc non si può.
“Sa, sono marito e moglie. Fanno praticamente tutto da soli, dalla raccolta all’imbottigliamento. Ieri hanno finito la vendemmia e sono venuti da noi a tirare il fiato”.
Carino, torbido e terragno q.b.
Ci sta a tutto pasto, senza essere troppo impegnativo e senza comunque sfigurare.

Proseguiamo.

La Minestra di risi e verze era una roba che non provavamo dai tempi del governo Tambroni.
Non sarà Grand Gourmet patinato, ma è territorio e vi tiene in linea (o meglio, vi terrebbe) senza andare da Messeguè un anno sì e l’ altro ancora. Abbinamento consigliato con l’Olio dei Colli Asolani.
Inusuale anche il Piatto povero della casa con ricotta affumicata e polenta.
In pratica è una dadolata di polenta bianca e ricotta affumicata (quest’ ultima, ci viene spiegato, scelta con attenzione in funzione della tecnica del piatto) che viene prima passata a fuoco molto lento per rapprenderla senza scioglierla (la ricotta) e poi “finita” al forno per pochi minuti con gratinatura conseguente.
Chissà se viene dalla tradizione o dal vintage (reinventato) del terzo millennio dello Chef e secolare (di famiglia) proprietario Enrico Canal.
Ci siamo visti passare, al tavolo vicino, un Rotolo di patate con spinaci e ricotta e burro alla salvia.
Quanto tempo … ebbene, un motivo in più, eventualmente, per cercarlo ad un ritorno prossimo e venturo.

Sui secondi ci sono dei grandi classici, come il Petto di faraona in salsa peverada, così come delle invitanti Guance di maiale al latte e rosmarino.
Tuttavia, presi forse dalla visione delle rotte d’ antan verso la Cirenaica, abbiamo desiderato ripassarci i fondamentali, nel caso un Pollo dell’ allevamento di Pederiva in umido.
Gestita bene la pummarola, di fresca acidità, senza l’effetto di stracotto e il colore toro (rosso granata) conseguente.
Polenta bianca come additivo per sfamare la cilindrata gastrica.
Come diceva il saggio, se il pollo è “di casa” devi fare un po’ di fatica a staccarne la carne dall’osso.
Confessiamo che abbiamo usato le mani e ci siamo pure divertiti.

Tra l’altro, se le mani ve le andate poi a rilavare, divertente la galleria photografica delle ritirate in … ritirata, della serie “Cessi Parade in the wordl” … da non credere la fantasia dell’uomo abbinata alla … necessità.
Al saluto della ritirata, un bigliettino sullo specchio del lavabo “La vita è come uno specchio: ti sorride se lo guardi sorridendo”. Quante verità. Per molti, non per tutti.

Torniamo alla realtà della Sala della Storia.

Il tagliere dei formaggi rispecchierà una filiera, a farla grande, del raggio di 10-15 km., eppure abbiamo trovato piacevole il Soligo Oro, l’ Invecchiato sottofieno di Nello Basso (un “casoin” affinatore di Guia, quattro filari a destra) e, per finire, un invecchiato alle Noci e un “Castel”, una specie di rilancio, con tecniche d’antan, della pedemontana veneta verso le … fosse romagnole.
Contorni lievi e sbarazzini di pere e uva.

Ai dessert oramai siamo in quinta piena. Sembra quasi che la madama di sala (e moglie del Canal Chef) voglia segnalarci quello che vorrebbe mangiare lei, se potesse, a quell’ora.

Francamente, il Budino di uva fragola e gelato fiordilatte (con il contorno di piccole meringhette mignon) piacerebbe alla componente muliebre della famiglia, ma noi ci siamo epatati a quota Oscar con il Salame di Fichi nostrani.
“Vede, si può provare a farlo anche in casa, ma con le tecniche da ristorante viene meglio”.
In pratica, fettone a dimensione di soppressa di un impastato di fichi e biscotti tritati e impregnati di liquor e ‘nu poco di butiro (burro, per i non residenti). Crema pasticciera a latere per giocarci un pò.

Insomma, che dire, per fortuna che le Guide non sono perfette.
Da ringraziare il cielo che noi, specialmente quando conosciamo lo Chef, in genere, preferiamo non avvertire, illudendoci di fargli una sorpresa.
Per fortuna che, nella megalopoli di Col San Martino, frazione della popolosa Farra di Soligo, vi è un’alternativa piacevole, amorosa (nel senso che si percepisce come tutto sia fatto con amore) che recita di Condo e Giocondo, quale era, infatti, il nome del nonno fondatore di tanta bontà, quando l’ Italia era un Impero dopo essere stata terra eletta dell’aquila asburgica.

Locanda Da Condo
Via Fontana, 134
31010 Col San Martino  (TV)
www.locandadacondo.it
Prezzo medio 30-40€
Antipasti e Primi: 6€ - Secondi 10./12€ - Formaggi 4-5€ - Dessert 6€
    
 

Categoria: Sararlo Graffiti

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