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TRATTORIA FILIPPETTO - Sovizzo (VI)

Powered by Sararlo 20 January 2006 ·

Anche questa è stata una "Mangionata". Tra l'altro l' occasione è stata quella di festeggiare, con degni compari, il Gastrogatto vinto con il concorso per la miglior recensione organizzato da Peperosso. Un Gastrogatto che poi, per certi versi, ha aperto un vaso di Pandora ... altrui.

In quest’epoca  di marketing  applicato ad ogni parola, gesto o piatto c’è ancora chi se ne può allegramente fare un baffo e gestire tranquillamente i suoi destini e i suoi coperti sulla più tradizionale e sicura procedura, la madre di tutte le strategie:  il vecchio, sicuro, inossidabile passaparola.

Che dire, invero, di un locale che non vuole apparire in nessuna Guida; che si defila discretamente anche dalle pagine gourmet della stampa locale? Eccentrici, direte voi.
Non è finita.
Non hanno insegna, eppure la licenza di pignatta è in essere da oltre 160 anni.
La porta di ingresso è sbarrata probabilmente dal secolo scorso e si entra dal retro; se a questo aggiungete che “non c’è campo” nemmeno se vi fate prestare il satellitare da Toni Capuozzo, beh, allora l’indirizzo può essere solo uno: Trattoria Filippetto, in quel di Riviera Dei Muzzi, ameno hinterland della più nota Sovizzo, megalopoli di 5000 inhabitans nei pressi di Vicenza down town, terroir noto fin dall’antichità perché vi ebbe luogo lo scontro finale tra Carlo Magno e i Longobardi, e da qui si accese la miccia che portò poi alla nascita del Sacro Romano Impero.

Il Focolare dei Filippetto riscalda invece i cuori e le panze dei loro millanta avventori assortiti, come dicevamo, più o meno dai tempi dell’ Unità d’Italia.
Chissà se Vittorio Emanuele II° venne ici per pappar di tordi e beccacce, probabile, perché questa, da sempre, è stata enclave eletta per cacciatori e qualche bracconiere.    

Adesso ci vengono ancora invero, anche se il locale, forse proprio per la voluta mancanza di insegne, è diventato meta golosa anche per chi, desideroso di privacy gourmet, vuol passare qualche ora tranquilla, e leggi quindi di dinastie industriali, potentati regionali e nazionali, vippaioli e, sempre gradite, vippaiole di contorno.

La Famiglia Filippetto è molto gelosa di questo privè per palati anti Dagospy & Novella 3000 ; francamente, se siete ai primi approcci, trovatevi qualche palato amico e complice: è più facile billionarizzarvi altrove, per certi versi.

Le salette sono tre; quella del retro, dicevamo, generalmente ad usum “ragazzi della scorta”; quella in mezzo, di due tavoli, per figuranti di passaggio, e, quindi,  la “Sala Magna” intesa nel senso letterale del termine, con uso di cucina, focolare associato e canarino zoppo a farci la guardia (unico caso, nella storia, di pennuto che è sopravvissuto per due lustri accanto a spiedo d’autore…da Guinnes, e pensare che, fino all’anno scorso, c’era pure un gatto a far contorno).

Nel tavolo di tramezzo, rigorosamente in piedi (e possibilmente brevi manu) vi potete placare fauci assatanate con una Soppressa con la S maiuscola, appunto, abbinata a pane caldo appena uscito dalla cucina a legna; per intervallare pane e ciccia non perdetevi i sottOli che vi spareranno in un’ altra dimensione, parliamo di Peperoni farciti o di Cipolline marinate che quelli della Saclà hanno visto solo in fotografia (forse)...

Se volete peccare di Gola, ancor prima di sedervi a tavola, beccatevi una rondella (ma bella grossa, eh) di un Musetto (sullo Zingarelli lo trovate alla voce Cotechino) con à cipollina a fare Toupet… guardatevi in giro, fate il bis e poi sedetevi composti come se nulla fosse.

I maccheroncini fatti in casa sono d’eccellenza, anche se a noi è capitato, invero, un ottimo Risotto con  le Rosole (germogli di papavero), Raperonzoli e Spinaci.
Fare bene, le cose semplici, non è da tutti, così come un Minestrone di Pasta e Fagioli in cui il tutto è semplicemente equilibrato e teso a valorizzare le singole componenti.

Dopo lunga pipata  vi arriva uno Stinco di Vitello adagiato come Paolina Bonaparte su mattonella di polenta, che fa da ottimo sparring partner, peraltro,  ma il colpo basso vi arriva da una senape malandrina color pistacchio che vi chiedete come l’abbiano assemblata  (verrebbe da pensare con l’assenzio, ma sarebbe troppo osè… chissà)

E chi l’ha detto che la biada debba essere salutista, tanto più se vi arriva la Star della serata:  dei Raperonzoli selvatici di campo che, anche per consumati palati dei cinque continenti, possono essere autentica start up.

Ci vuole mano certosina a raccoglierli e ancor più amanuense nel mondarli da terra natia, ma, signori, che effetto, tanto più se ve li piluccate mano a mano, manco fossero la margherita del m’ama non m’ama… macchè Peynet, qua è passione vera da Gole Profonde & Palati Passionali nel percepire il fondersi di gusti  e retrogusti dove si viaggia, sorpresi,  tra sentori di nocciole o mandorle vergini, il tutto carburato con quel lardo tentatore che, dalla notte dei tempi, è fonte di gioia, e non solo di calorie, per noi su questa terra dove fatti non fummo solo per viver come bruti, ma per seguire etiamque virtute et conoscenza.

Che dire? Varrebbe il viaggio solo questo piatto di umile cicoria di campo.

Proseguiamo? Si, Grazie.
Salutisti? No, Merci.

Ancora e bis di Dessertità assortite. Laddove voi pensate che sia il dolce della nonna, in realtà vi capita una Crostata alle mele e vaniglia per cui la vostra Nonna, per essere in pari, doveva essere molto brava, ma brava assai.
Divertente l’altra metà del piatto, dove vi troverete un Tiramisù reinventato, non si sa se per necessità o ispirazione, con frattaglie di amaretti gettati un po’ qua e un po’ la: comunque originale, divertente et bonazzo assai.

Bene, di giri di valzer ne abbiam fatti che basta, il fuoco amico scoppietta nel camino che ha contribuito a renderci la serata piacevole. Titti Gambadilegno, nella sua gabbietta, ha chinato il capino dietro l’ala, nonostante il vociare ebbro di una  compagnia che ha trovato nel mirabile Fragolino bianco l’ultima staffa amica della maison;  maison in cui la Carta dei vini non c’è, anche se  l’offerta è breve, ma circoncisa, come si diceva un tempo,  e anche perché qui esiste la regola del BlowJob, cioè, scusate, del BYOB, aggratis peraltro, per cui se volete attapirarvi per uso personale con bordolesi, borgognotte o supertuscan non c’è problema, la via del ritorno sarà piacevole comunque fino a branda  e, poscia, sino al prossimo ritorno in “Sala Magna”, Raperonzoli compresi.  

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TRATTORIA FILIPPETTO

Via Peschiera dei Muzzi

Sovizzo - (VI)

Tel.0444 - 379020

Chiude il lunedì

 

Categoria: Sararlo Graffiti

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