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LA TERRAZZA - Asolo (TV)

Powered by Sararlo 27 September 2008 ·

Il Racconto è del settembre 2008.

Pochi mesi dopo, Christian Mometti è stato premiato come miglior Chef emergente, a livello nazionale, da una delle molte commissioni che, per Enotria, si occupano di codesti affari di gola.

Uno dei membri più attivi del nostro Deep Troath Club ci aveva insinuato la pulce nel dente da qualche settimana.
“vallo a trovare, ha delle idee divertenti”.
Galeotta fu la rubrica hebdomadaria del quotidiano locale: “Christian Mometti a San Sebastian”.
(parteciperà a Lo Mejor de la Gastronomia, selezionato per il concorso riservato alle preparazioni con base l’Olio).
Stabilito quindi che illo non gioca alla pelota, ma si diletta di pignatte & tegami, “ci è toccato” andare a briatorar di gola chez iddu, in un assolato high noon settembrino.

In una Asolo carduccianamente definita come la Città dei cento orizzonti, anche le tentazioni non sono da poco, e ben distribuite, peraltro.

Vi è il mercatino del bric à brac, vi sono pretenziose bottegucce di artisanat bijoux, gioiellerie orologizzate, griffe & graffe di abbigliamento più o meno casual.

Anche la Gola ha la sua parte, c’est dommage.

Risto, Osterie & “osterie”.
Il turismo è variopinto, mediamente dall’abbiente in su.
Forte la componente anglofona.
Non a caso, qualcun altro, maybe Browning, l’ha anche definita una piccola Fiesole.

Insomma, in questa taranta del turismo a valore aggiunto, da un po’ si è aggregato un altro ingrediente: Christian Mometti e il suo Il Sole appunto.
A dire il vero Il Sole sarebbe un Hotel (circuito Charme e Relax o similia), con annessa sale à manger, che si chiama La Terrazza.

Momo.Chef spignatta ivi da circa 2 primavere.

Sala molto “cipriana” (intesa nella versione asolana, però: ampia, comoda); vista incantevole, dalla terrazza, su Asolo & relativa pianura.

Sempre il Deep Troath Friend ci aveva allertato. Se vai a mezzogiorno hanno un lunch da business people (lui si esprime in vernacolo, noi traduciamo); la sera è più articolato.
Ma, per noi, Maverick di gola, il ”noon” può essere indifferente e, quindi, c’abbiamo provato a sparigliar le carte, e ci è andata bene.
Tradotto.
E’ vero, ci hanno presentato carta striminzita con 3 paste, 4 insalatone e qualcos’altro ipocalorico, tuttavia alla nostra cortese richiesta di far finta che ci fosse un’eclisse, in Cucina hanno accesso i contro tegami e si è anticipato il far di mezzanotte.

L’inizio, invero, è un po’ da candid camera. Alla nostra ulteriore prece di sbevazzarci un Sassaia, la Jennifer Lopez locale si appresta a stappare un Sass…icaia (’04).
Chiarito che, per l’occasione, preferivamo andare in … bianco, e risolto l’equivoco, si è passato agli argomenti solidi.

Il Saluto della Cucina era in tris, tra cui ricordiamo una gelatina al Vin Brulè, che non solo faceva territorio, ma era anche divertente. Buono anche il Pecorino da foglie di castagno & marmellata ai fichi. “Lieve” la Crema di Zucca

L’esordio vero era un po’ in Sass…style anche quello.
Cioè.  Capesante cotte su piastra di sale alla vaniglia del Madagascar con insalata  e shot di Kiwi.
Siamo nella directory “Architettura edibile con contaminazioni orientali” (è una costante, la troveremo anche dopo).
Buone le CapeSaint; un po’ più di effetto archeo.cromatico che di sostanza il gioco della dadolata di kiwi e del di lui succo in mini bormioli d’ordinanza.
Leggenda vuole che un “gourmet illuminato”, per discernere tutti i retrogusti dell’invenzione, si sia magnato anche il panetto di 2 etti di sale integrale (cotto pure illo alla piastra) che faceva da sgabello alle Cape.
Chissà se era  Pavarotto, quello di Striscia (o struscia?) la Velina.

A seguire ritorniamo sulla terra, che essendo autoctona è ancora meglio.
Buona quindi la Culotta dolce friulana  con fichi, scoparello (?) di pecora pugliese e pan brioche (con farcia di albicocche). Una rilettura della “merenda” de’ Macchiaioli, immortalata da un qualsiasi Fattori Giovanni o Signorini Telemaco.
E qui ci sta una riflessione armonica.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di come la formula del “country.chic”, che ha fatto la fortuna del Chiantishire, sia replicabile in molti altri meridiani e paralleli di Enotria: in fondo la materia prima ce l’abbiamo, i panorami anche (siamo o non siamo alla Terrazza), del Sole s’è già detto.

Si prosegue.
Arriva una coppia di lampadati.
E’ ovvio che lui usa la tavola come scusa.
Il locale non è solo ristorante.

I Paccheri di Gragnano ripieni al ragù magro di salamella e caprino, con coulis di porcini del collio sloveno confermano un deja vù. La ricerca di un’architettura edibile che ricorda citazioni di Alajmo & Bottura, passando per l’Apicious patinato
Piatto pensato bene, che da soddisfazione al palato. Da rivedere forse la convergenza della salatura, ma il nostro angioletto (goloso pure lui, ci facciamo compagnia da troppi anni) ci suggerisce che anche le coronarie devono star bene, negli autunni a seguire.    

Arriviamo a uno dei piatti che ci aveva incuriosito di più all’esordio e che, come il gemello (che vedremo poscia), merita la coccarda del giorno.
Risotto con Mazzancolle e pere Williams, sfumato al Lagrein rosè.
Insolito, ma intrigante.
La sfida, oggettivamente, era arrischiata.
Sono i casi in cui è facile passare per apprendisti stregoni.
Chissà, forse sarà stata la lieve mantecatura con la Casatella che ha contribuito ad armonizzare questa proposta very melting pot & euroasiatica.

Il Controfiletto di Agnello del Galles avvolto nei fichi e pancetta steccata viene accompagnato con crema di gorgonzola al tartufo nero e germogli di porro.
Piatto da Apicious o Grand Gourmet (la rivista, quella defunta).
Architettura molto cool se fossimo a Frisco o Anchorage (adesso l’ Alaska va di moda negli States, come l’Italian cooking). Un piatto di buon mestiere, con alcune strizzate d’occhio un po’ furbette alla clientela internazionale o agli autoctoni di un nord est cosmopolita (qui traccheggiano manager e stilisti, tanto per dire, di marchi globalizzati come Replay).
Niente da dire, per carità, ma il nostro architetto foco.liere potrebbe ottenere gli stessi effetti magari giocando un po’meno per l’occhio, e puntando di più sul prodotto locale (l’agnello alpagotto, pur difficile da reperire, è più vicino; magari ci fosse l’ Agnello di Zeri; dal Galles proviene anche quel carletto di Buckingam Palace: ogni ovino ai paesi suoi).

Dopo un sorbetto al Mojto e varcate, come di consueto, le colonne d’Ercole della Carrera  Panecompanatica, si inizia a intravedere la casa base del buon ritorno.

Con il Christian si comincia a dialogare del più e del meno.
Non è passato per atelier stellari, ma si è fatto una solida gavetta, anche internazionale, attraverso catene che recitano di Ciga e Boscolo.
Visto che armeggiavamo di megapixel, in Cocina si erano preoccupati di non trovarsi innanzi allo spauracchio del uèbbe.
“Sa, pensavamo fosse Viaggiatore Gourmet”.
Minchiabanana, noi siamo solo modesti Maverick di Gola.  
(Vuggì, che bonus mi dai,ora ?).

Inizia uno “sfibrante” braccio di ferro su che Dessert porre a sigillo di tante photo.
Christian ne propone uno, molto convinto; noi siamo attizzati da un altro.
Non c’è storia. Da pacifisti bipartisan, optiamo maccainamente per todos entrambos.
E infatti la seconda coccarda se la merita il Mangia e bevi di Melone bianco con raviolo di ananas al pistacchio, ricotta e peperoncino.
Non certo per deformazione professionale, ma non amiamo il dolce, il troppo dolce, almeno.
Qui la glicemia, se misurata, vi sparerebbe in un baleno su Plutone, eppure, eppure non è stucchevole.
Fortissima (oltre alla glucosità) come si può desumere, la contaminazione orientale, tuttavia riuscita.
Per un attimo ci immaginiamo con il Colonnello Kilgore, sul delta del Mekong, serviti dalla Signora di Shangai...

In effetti, Christian Chef ci teneva a farci assaggiare il suo Percorso al Cioccolato 2008: impeccabile, invero, attraverso un pentagramma di Cru (ben descritti nella brochure di accompagnamento), frutto di accanimento appassionato.
Che trova la sua esaltazione nel terzo movimento, quello in Si maggiore, ove, all’interno, vi è una mantecatura di chocolat 60% di Cru Los Ancone’s with Olio Extra vergine dei Colli Asolani (piccola Dop Cenerentola, ma con una sua personalità), accompagnata da una “pistina” pistacchia che però vi portate al palato e rigorosamente con il cucchiaio.

Ok stop. Si torna ai box.
La cilindrata gastrica ha tenuto botta ancora una volta.

La Cucina di Christian Mometti ha tratti personali: indica curiosità, sensibilità; è in progress, anche se forse necessita ancora di qualche messa a punto.
I piatti si alternano.
Vi è ricerca della … ricerca del territorio, sia a livello spiccatamente locale, così come sul piano nazionale.
L’occhio attento alla contaminazione, specialmente orientale, è uno spunto interessante su cui però, a nostro avviso, non vale la pena spingere oltre un certo limite, anche se è pur vero che i due piatti più graditi rientrano proprio in questa ottica (ed erano anche “costruiti” in maniera molto semplice).
E’ vero che la clientela è composita (abbiamo visto girare un campionario che parlava del prossimo w.end a N.York come noi parliamo di andare a trovare la zia a Mestre) e, forse anche per questo, un po’ modaiola e quindi tendente a cercare, in casa, quegli effetti speciali che può trovare dalle luminarie altrove.
E’ anche vero che vi sono molti apprendisti stregoni in giro (basti pensare a quello che ha sacramentato, tapino, per esserci mangiato due etti di sale puro) a cui fanno contrappeso legioni di habituè che fanno fatica a staccarsi dal ciucciotto rassicurante delle costicine con la polenta e il morlacco come si usa alle sagre del patrono o nei millanta agriturismi d’intorno. A questo si aggiunge la clientela internazionale anzidetta.
Tuttavia, un giovanotto come Ci.eMme può permettersi di percorrere una strada che vada più di sostanza e meno di trendismo golarchitettonico. A 34 anni ci sono molte vie aperte, per chi le vuole percorrere, anche perché ha la fortuna di esercitare, oltre che in un bel posto dal panorama invidiabile come pochi, anche tra pareti amiche, anzi, familiari, come ci pare di aver intuito dalla signora (e proprietaria) di Sala, che se lo mangiava con i di lei spettacolari occhi blu … dai cento orizzonti.      

RISTORANTE LA TERRAZZA
Via Collegio, 33 – 31011 ASOLO
0423 – 951332
www.albergoalsole.com

Calcolate tra i 40 e 50€

Categoria: Sararlo Graffiti

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