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MALGA CES - San Martino di Castrozza (TN)

Powered by Sararlo 30 January 2009 ·
MALGA CES - San Martino di Castrozza (TN)

La Valle di Primiero non è la Val Badia, paradiso dei ghiottonauti, eppure ha diverse chicche gastronomiche, alcune in esclusiva, come la (non) imitabile altrove Tosela,  o come la Carne fumada di Siror, con il suo interprete archeologo, tale Rolly Bonelli, rustico beccaio dolomitico.
La Valle di Primiero non è la Val Badia, anche se ci scia divinamente per tutti i gusti da San Martino di
Castrozza in su.
La Valle di Primiero non è la Val Badia: tra i suoi santi protettori c’è un Martino, come detto, ma non ha né Santi Huberti nè Siriole benedette.
Nel dopo sci, quindi, bisogna fare un po’ di necessità virtù.

L’ offerta gastronomica nell’ alta valle, e quindi a San Martino downtown, rientra nei classici sentieri di una tipicità un po’ all’ ingrosso, con qualche eccezione.

Gode di giusta fama il centralissimo “da Anita”, laddove la virile titolare dispensa canederli e qualche stinco con il fare della zia un po’ burbera (guai se gli lasci qualche avanzo), ma sempre pronta a offrire la grappa del buon ritorno.

Nei dintorni, ai piedi delle e tra le piste, si trova altro, come ad esempio il “da Meto”, locale molto semplice quanto curato nella sua quotidianità stagionale.

Di tradizione 50ennale svetta sicuramente Malga Ces, locale extra large che, quando la febbre turistica è alta, sia estiva che invernale, diventa meta fissa indipendentemente per pigri cittadini in risalita d’ altura, come per indefessi sciatori o escursionisti in pausa merenda.
In effetti, la terrazza con vista sull’ altopiano delle Pale è da salvascreen senza se e senza ma.

In alta stagione, tuttallintorno, pare un bivacco della Parigi-Dakar o, più sciisticamente, della Whinter Marathon.
Gente assemblata in ogni dove: chi a tintarellarsi, chi a fare happyhour con verticali aromaticamente alpine di grappe assortite. Di tutto un po’ insomma.
Qualcuno magna pure, esposto alla dolomiti air, come quelli della famosa piùbblicità del cioccolato Novi, anche se qua si va si canederli & so on.

Il locale è di quelli extralarge, come dicevamo, a parte il periodale suk descritto.
Grandi sale arredate con buon gusto, 150 persone minimo.
Una chicca a parte i 2 tavoli per una sporca dozzina di habituè o fortunati.

In questa jumbogastrogalassia , infatti, c’è l’ enclave  dei golamondo: la saletta “oltre” la Cucina.
Ci si arriva proprio passando attraverso le cucine, schivando di slalom calorico pignatte e sous.chef.

Se riuscite ad avere la botta di Fattore C da arrivarci (e di ingraziarvi la bella Meri, proprietaria, per tornarvi), vi fidelizzate al locale per il resto della vostra settimana bianca.

Divertente questa saletta, ci si trova di tutto; Maestri di Sci, in primis; caramba, finanziotti, forestali, tutti quelli, insomma, che fanno parte della “security”; qualche bipede normale c’è, ogni tanto.
Nessun compare giornalista, o perlomeno non facce conosciute.

La Cucina (nel senso di piatti) che si può vedere a Malga Ces è abbastanza tradizionale, tuttavia la preparazione è sempre ben curata, con qualche piccolo vezzo di chi è ben conscio di avere al suo tavolo (anche) scafati palati di città, ma che sa mantenere con gusto e misura la sua identità valligiana.

Di entrè si può incontrare il Classico tagliere della casa, con una rifinitura peraiola tanto per farla un po’ ricercata (la chiamano anche Foresta nera, con tanto di burro aromatizzato): nel mix potete incrociare la “carne fumada” di Siror così come un ottimo Prosciutto cotto che, infatti, si  può incontrare anche in esclusiva nel consigliabilissimo Prosciutto affumicato della casa con kren e purea di mela verde.
Delicato, piacevole e divertente nell’ incrociarsi del fumè con acidità di terra (the kren) e della aria (il pomofrutto).

Si resta Doc. con La Bresaola fumada di Siror, misticanza di insalatina, bocconcini di bufala e finferli, olive taggiasche.
Piatto Light eppure di sostanza. Indovinato l’ abbinamento tra bufala tridentina e manzo valligiano.

Meno intrigante, invece, il duo di Carpaccio di cervo e tosela con funghi sottolio. Tanto può essere piacevole la Tosela carpacciata e oliata, quanto non si capisce cosa c’azzecchi il melone. Boh.

Per i vegetariani periodici c’ è anche la  Trota affumicata del Cismon (il torrente locale)  con crostini, perle di melograno e panna acida. Poiché potremmo essere tra i  fondatori del Panna Acida Fan Club preferiamo non entrare in conflitto d’ interessi. Bel piatto, comunque. 

Il bello della Saletta in Cucina è che ci si gode letteralmente tutto lo spettacolo.
I Maestri si raccontano delle pollastre cui insegnano a sculettare di sciolina per le nevi; i forestali commentano, dal loggione, delle ciaspole ritrovate nei luoghi più strani; dal fuoco amico alle spalle arrivano i piatti a scandire i ritmi di una convivialità piacevole e divertente anche se non tutti ci si conosce dai tempi del College.

Andando di prime battute giriamo un po’ intorno ai comprimari per arrivare poi ai protagonisti.

Per chi non ha fretta di reinforcare gli sci si trova sempre una calda Zuppa trentina, con Orzo e verdurame associato.
Buono il Risotto mantecato con radicchio e speck.
Probabilmente non riusciranno a prendervi per la gola gli Strangolapreti alla ricotta affumicata, così come i Fiocchetti al Gorgonzola con il burro versato. Va già meglio con gli Gnocchi di polenta spadellati con salsiccia e finferli. L’ abbondante nevicata di parmesan attenua la possibile acidità un po’ esuberante de à pummarò, anche se, in altre occasioni, gli gnocchi ci hanno confortato, morbidi, come un maglione di lana.
 
Tuttavia “Il” primo per antonomasia, qua, sono i Canederli.
Quelli classici, con lo Speck.
Adesso se ne trovano varianti in technicolor, alla zucca, financo alle rape rosse con crema di porri.
Balle.
Anzi, devono proprio essere due pelle pallozze, messe a fare in bagnetto nella broda giusta.
Non è facile trovare buoni Canederli, qua lo sono, come quelli che, per asporto, fa il bravo Bonelli, giù a Siror.
Noi ce li siamo beati così.
Spezzettati a bocconi, rimescolati con la loro brodaglia e poi giù di formaggia e via di allappo.
Heaven can wait. Come sempre.

Mentre i Maestri di sci ritornano, dilettevolmente grappeggiati, a insegnare i comandamenti del cristiania sciolinamente corretto, chi ha terminato (o si è autoamputato) i punti dello skipass può finirsi allegramente i percorsi della vicina Cucina.

Cominciano dai comprimari, come sempre.
Potrebbe essere protagonista, tuttavia “Il Piatto Invernale” ha qualcosa, nei suoi ingranaggi, che non sempre fa Dream Team, indipendentemente che sia presentato su normale porcellana, oppure su tegame un po’ furbo from die stube.
Infatti, mente le Costicine di Maiale affumicato fanno sempre la loro parte, il resto è random, polenta compresa, e a volte necessiterebbe di una riaccordatura .

Buono, della serie dolomiticamente corretto, il Capriolo alla paesana con polenta: non sarà da oscar, ma non ha retrogusti sospetti, facili da incrociare nei locali tipo San Siro.
Siamo vicini alla nomination, invece, con l’ Agnello. Probabilmente  non ha parenti nella Val Bisalta o in quella di Zeri, tuttavia lo abbiamo trovato di giusto lignaggio sia in versione Cosciotto con polenta, anche se il nostro palato è andato via di rosmarino nella versione a Stinco,.

Anche qua, tuttavia, come anticipato nel prologo, l’ alta valle di Primiero può reggere alla mancanza di riletture stellari dei suoi prodotti… forse perché già loro, di proprio, hanno i galloni giusti per farvi godere al desco autoctono.
Arriviamo, infatti, al Piatto Ces, proposto con diverse varianti. All’ anagrafe lo hanno registrato con Tosela, Salsiccia e Polenta; tuttavia ci può stare la versione Plus, con Funghi, o quella vegetariana, only with Tosela & radicchio ai ferri.
Insomma, comunque la vogliate conciare, la pietanza si presta a ripetuti bis.
La materia prima è di livello regale; rovinarla, se non si è stolti, è praticamente impossibile.

Sgarruppatevi pure le papille conce di cicciatudini, con le Verze croccanti con pancetta saltata e cumino: buone, croccanti, eppure calde, tiepide e avvolgenti come la Sellerona dei tempi migliori.

Non c’è neanche il problema di informarsi di quando chiudono gli impianti di risalita poiché, senz’ altro per un strizzata d’ occhio del destino ghiottone, Malga Ces, negli invernalia, è proprio a metà pista. Quindi potete tornare a governare gli sci quando volete.
Diverso il discorso in estate, laddove la giornata, comunque, è anche più lunga.

Sui Dulces in fundo le proposte sono diverse, tuttavia due valgono la Tombola di Gola, con il consiglio di farle in sequenza.
Nelle case della buona creanza di un tempo si usava congedare gli amici con il Vin Brulè, qua ve lo ritrovate sottoforma di Zuppa tiepida al Teroldego, con gelato al fior di latte e frutti rossi. Una bella interpretazione di un rito classico, cui viene regalata femminea rotondità dal gelato lattonzolo.

Le petardate finali possono avere un solo protagonista, a rischio di peccato doppio e pure trino: La Coppa al Bombardino
Gelato alla crema, Panna, Amaretto sbriciolato, cacao in polvere e l’ immancabile Bombardino, una specie di Vov in versione stella alpina. Fate di su e giù, fate quel che volete, a volo d’ angelo o carpiato, non c’e nè per nessuno, manco per i Maestri alla Thoeni o alla Pierino Gros, che si stanno svangando a valle in altri cristiania affacendati. 

Insomma, Malga Ces è un ostello a media quota che non tradisce mai.
Non tutti i piatti andrebbero nella Hit di Mr. Gault e tantomeno del Garcia Basco, tuttavia il meglio del territorio è valorizzato in pieno e altre voci in Carta non sono mai comparse da far desaparecire.

Il clima è sempre cordiale anche se, a volte, pare di trovarsi, pur se in vacanza, in pieno orario di punta sanbabilino o da Via del Corso. Il servizio ha la sciolina giusta ai piedi: difficile attendere, e pure lo slalom tra un piatto e l’ altro rispetta sempre i tempi di cottura e gli equilibri del gusto.

Il Plus del desinare in Cucina non sarà di sempre, e tantomeno per tutti, ma regala un bonus piacevole e divertente che, se capita,  va gustato sino in fondo. 

Del resto s’è detto; che prima sciate a iosa o andiate a stelle alpine per farvi venir l’ appetito giusto, qua troverete di che giustificare tali sforzi … senza sforzo.

MALGA CES
San Martino di Castrozza (TN)
Tel. 0439 –68145
In stagione sempre aperto.
Nel resto dell’ anno verificare turno di chiusura.

Costo Medio 30-35€ (Antipasti e Primi a 9.00 € – Secondi 13-15.00€)

www.malgaces.it

 

Categoria: Sararlo Graffiti

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