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L' INTERVISTA A INDRO MONTANELLI

Powered by Sararlo 19 May 1979 ·
L' INTERVISTA A INDRO MONTANELLI

Sono a cresciuto a pane e Montanelli.

I primi incontri, naturalmente, erano nella sua celebre “Stanza”, la storica rubrica tenuta per anni su La Domenica del Corriere.  Il primo libro letto compiutamente fu, probabilmente, L’Italia dei Notabili, uscito nel ’73.

Mi affascinavano la prosa, la stringatezza che lo portavano a delle sciabolate che sbrindellavano, come pochi, la stupidità e le debolezze umane.  Per certi versi uno stile antitetico alla mia prosa un po’ barocca e simil breresca (autore, invero, da me pochissimo letto). Naturalmente, quel 25 giugno del ’74, ero tra i primi, all’ edicola, per gustarmi la copia, fresca di stampa, del primo numero de Il Giornale nuovo, la  neonata creatura dell’ Indro nazionale. Non perdevo una puntata del TG semiclandestino che, nei bui tempi del compromesso storico, Montanelli e i suoi  mandavano in onda da TeleMontecarlo. A farla breve. Nel 1979, con un Club di giovinastri che frequentavo, andammo in pellegrinaggio alla prima, vecchia sede de Il Giornale, presso il Palazzo dei giornali, di Piazza Cavour.  Ci fece da chioccia Egidio Sterpa, bravo giornalista, ma soggetto di normale caratura professionale. Ad un certo punto arrivò lui, il mito in persona, l’ Indro di Fucecchio. Si intrattenne con noi, una ventina di ragazzi sconosciuti, per oltre un’ ora e mezza. Ebbi l’ impressione che si divertiva di più a chiacchierare, istrionico tra noi, che non a badare ad una impaginazione cui pensavano altri, ad esempio Leopoldo Sofisti, infaticabile uomo macchina del giornale. Fu uno scoppiettare di battute, un fioccare di controcorrente verbali a gogò. Ancora adesso, a distanza di trentanni, mi viene alla memoria un giudizio tornato di recente attualità, quello su Ted Kennedy: “il peggior fico di un bigoncio marcio”. Tra l’altro, quella fu l’ occasione in cui debuttai come penna scrivente. Per un giornalino associativo giovanile del nord.est pubblicai nientepopòdimeno che la mia intervista a Indro Montanelli. Mi ero armato di registratore, ovviamente ottenuto in prestito, e poi, dopo un po’, vidi il mio nome, come autore, stampato vicino al mio mito giornalistico di sempre. Quel giorno portai con me anche la prima copia de Il Giornale, quella del’74. Mi venne autografata, con dedica. Ricordo ancora l‘effetto che fece a me, appassionato di grafologia,  il vedere lo stile molto ordinato di quello che passava per essere il filo anarchico giornalista toscanaccio e bastian contrario. Nel baillame dei vari bauli della mia non certo più breve esistenza spero che quella copia non sia andata perduta, e resista ancora da qualche parte, in attesa di venire riposta con cura nella mia emeroteca.     

Categoria: Hall of fame

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