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DA ENZO - Tezze sul Brenta (VI)

Powered by Sararlo 30 Luglio 2004. Commenti (0) ·

E' durato poco "Da Enzo". Una bella esperienza, comunque, che ci ha avvicinato, in maniera piacevole, alla bellezza della materia prima. Vi sono tracce di lui in un librone di Raspelli e su queste note corsare. Un cameo della memoria, ben meritato.

Prologo
Un piccolo Bar di un piccolo paese.
I quattro avventori abituali: chi distratto dal balùn, chi dal Montenegro.
Entra il Forestiero; lo guardano, lo ignorano.
Il Forestiero chiede, con fare finto casual, se si può mangiare; i due titolari incrociano gli sguardi; uno continua a pompare l’espresso,  l’altro, con fare distaccato, lancia il guanto di scoraggiamento: “guardi che qui c’è solo pesce”.
“Lo so, sono venuto apposta”.
Un attimo di silenzio, l’avventore preso dalle gesta di Totti alza lo sguardo a sogghigno, quello del Montenegro rimane a mezzo sorso. Pare di essere sul set con Sergio Leone, le note di Ennio Morricone in sottofondo… 
Un attimo di esitazione, si apre una porta laterale targata “Privato”, entrate.
Mancava solo che il foresto dicesse “mi chiamo Bond,  James Bond “  e partiva la caccia alla Spectre.
Ma, vedrete, qui la storia è a lieto fine sin dall’inizio:  parleremo di Scampi, Scamponi, Saraghi e Branzini.

E’ incredibile come, ancora oggi, in un’ epoca in cui, a far differenza, molti ristoratori e avventori incrociano i loro destini scegliendosi sulla base di percentili, costellazioni od opossum, vi siano dei locali in cui è ancora il passa parola a disegnare la strada maestra.
Siamo a Tezze sul Brenta, enclave berica nell’alta padovana.
Da Enzo è un Albergo-Ristorante-Bar. Dall’esterno risultano pochi dati anagrafici.
Mentre alcuni gestori si sbracciano con sigle al neon o cartelloni stradali a mongolfiera per declamare la loro unicità ittica, qui non se ne parla nemmeno. Il passa-parola, appunto, perchè altrimenti, ammesso che passiate in queste lande parafluviali, manco vi fermereste a prendere un caffè, corretto o meno dal Montenegro.

Il locale è lindo, curato, ma senza orpelli inutili  tranne, immancabile, un’ orchidea (vera) per ogni tavolo che si riflette sulle pareti dove vi sono numerosi bassorilievi in argento a fare decorazione e ricordare che qui la laboriosa gente autoctona si industria a trattare il prezioso metallo.

La Carta non c’è per il semplice motivo che si è chiarito, sin dalla password di “solo pesce”, che qui non  troverete né pernici nè cinte senesi, ma solo quello che arriva dal mercato di Chioggia.
Per cui, ogni giorno, si va a braccio, pardon di palamito e sudor di lenza lagunare.

Si può debuttare con Entrèe di crudo o di classico, si passa per qualche altra portata che poi descriveremo.
Non conoscendovi, vi citeranno per puro galateo anche Spaghetti alla scogliera o Pennette con scampi e branzino, ma lasciate perdere, trasformatevi in Cannibali dei Sette Mari, così, nature, non ve ne pentirete.
Riprendiamo allora da sequenza elettiva.

Scampetti marinati: ottimi, andate a mano libera, nel senso che le posate manco vanno sfiorate.
Scoperchiateli, succhiatene le prelibate carni insaporite da un delicato Olio del Garda veronese e una traccia discreta di limone; limone vero, forse non sarà di Surriento, ma nemmeno di confezione  multinazionale.
Idem poi un  ottimo Carpaccio di Branzino marinè pure luì, i  cui nobili lombi stavolta ve li servirete di posata, per succhiarne poi l’essenza nell’intimità dell’incontro tra vostra  lingua e palato.
Anche Ostriche a gogò, se volete ma, francamente, non ne sentite il bisogno.
E’ la volta di Mr. Gamberone.
2 versioni. Sotto Sale: l’essenzia del crustaceo; oppure lievemente Passati al Vapore ed immersi poi a fare sauna in un letto di ghiaccio.
Peccato che il ghiaccio sia tritato, pur se grossolanamente, a mò di ciottolato a San Pietro; vi fossero dei bei cubotti glacè la libido sarebbe alle stelle. Ma no te preoccupe. Vi trovate davanti creature che vanno dai 300 ai 400 grammi (altrimenti manco li prendono).
Li cannibalizzate pure questi, tanto per non far torto ai cugini scorticati in precedenza.
Li decarpacizzate, vi trovate un corallo con il quale potreste fare minimo degli orecchini o dei pendaglietti alla vostra Lei, ma poi, per mantenere l’effetto, anche l’altra metà del vostro cuore dovrebbe conservarsi in congelatore; fa niente, in attesa di fare cambio con il solito Cartier,  sgranocchiatevi il rosso frutto del mare.

A questo punto capite da soli che sorbir di pennette o conchiglie (quella partorite da Babbo Grano) è ininfluente.

Concentratevi sulla materia prima, quella che Zio Nettuno ha concesso a Enzo & C.
Vi potete imbattere in Ombrine di 2 o 3 chili; Rombi formato King Kong, oppure in Astici di rigoroso pedigree adriatico che sembrano incroci habanos.
La Dea Fortuna è stata generosa, scegliete quest’ultimo.
Vi preparano la vostra postazione operativa come foste De Bakey: attrezzi vari in ordine perfetto quasi foste un chirurgo del c…arpace.
Poi arriva à creatura e capite.
A noi ne è capitato uno di 1.6 kg. Che fa pure 1600 grammi.
Libido, Lussuria, i  Sette Vizi Capitali in versione Gourmand si impossessano di voi.
Vi vien da ridere. Era da anni che non incrociavate le armi ( pardon, Palato Ghiottone) con cotale materia prima: perfetta, king size, immacolata nelle sue dimensioni per veri intenditori.
Eppure, da fuori, manco vi sareste fermati per un caffè.
La Cantina non è quella di Pinchiorri, ma le champagnotte che vi fan vedere in bacheca sono occhei, così come pure le poche ma scelte etichette del Collio o da altre enclave elette di Enotria felix.

Epilogo
A rimpatriata pre-estiva, prendendo le coordinate per adeguato ritorno, incrociammo incrociar di sguardi evasivo: “…forse andremo più in là, a 50 metri, vedremo…”.
Strana poi la “chiusura per ferie” dal 15 settembre a metà ottobre…
Poi il silenzio.
Inutile tentare ai “Chi l’ha Visto” catodici.
“Da Enzo”: un canto del cigno tra carpaci e coralli.
E’ stato bello conoscervi.
Una pietra a futura memoria di Storie d’Allappo. 

 DA ENZO

Tezze sul Brenta (VI)

Categoria: Sararlo Graffiti

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