Dizionario Sararlo-Italiano

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D'O - Cornaredo - MI

Powered by Sararlo 14 October 2005 ·

Questa storiella ha un seguito curioso. Se uno va a leggersi le quattro note scritte mi pare che la descrizione dell' oldanata sia più che lusinghiera. L' unico appunto, così, en passant, era che il giovanotto, essendo talentuoso, non aveva più bisogno di inseguire il marketing low.cost. Anche perchè, poi, nella pratica, al momento delle cuenta, se uno voleva mangiare come si deve, si arrivava ad un tranquillo normal.cost. Ebbene, alcuni mesi dopo, a Identità Golose 2005, il buon Oldani, incrociandomi, e davanti ad altri, non ha avuto un attengiamento che si potrebbe definire cordiale ... peccato, a volte basta così poco per sfidelizzare anche chi è animato dalle migliori intenzioni. Un altro esempio di come, peraltro, non sempre talento e umiltà sanno andare a braccetto ...

Vabbè, è la medesima, voi direte, ma per me, al quarto tentativo è andata bene. Stavo traccheggiando nella west.padania, quando, alle 13.55 improvvisamente mi accorgo di avere la glicemia in riserva. Guardacaso, nello stesso istante metto a fuoco di essere al casello di Rho e, tra le mete viciniori, scorgo Cornaredo.... prendo la "rossa" a fianco sul sedile e compongo, incerto, il numero. Tanto, è sempre andata buca per overbooking. "Guardi, ci è saltata una prenotazione, venga pure." OK, fatta, adesso andiamo a vedere "il fenomeno", e poi oggi è il 13, giorno fortunato. Non è facile parcheggiare, ma non importa. L'entrata è molto stretta (è una constatazione obiettiva, ma non relativa, in funzione della panza del sararlo). "Lui" è lì, tra i tavoli; si dà da fare, raccoglie la comanda, va al banco a fare i caffè, li porta poi al tavolo (...eh sì, è vero, il personale costa) e fa le quattrochiacchiere con gli avventori presumibilmente abituali.
Si principia con la famosa Cipolla caramellata, parmigiano caldo e freddo. Non è malvagia. Anzi, come colazione salata al brunch della domenica mattina ci può stare, prima di dedicarsi alla caccia alla volpe. La contornatura di pasta brisè dei bordi ne giustifica il paragone; delle presenze parmesan la crema fredda è più interessante, anche se il retrogusto, tipico comunque della materia prima, contribuisce ad una corale dolciastra comune al piatto anche se, ad onor del vero, Mr.D'O ci aveva subito avvertito della cosa. La Carta scorre tra frattaglie assortite che non ci lasciamo sfuggire. Si parte con Animelle al forno, arabica, chiodi di garofano e riso mantecato; quello che, nelle case, si chiamerebbe un normale Risotto con le animelle 'n coppa come si declama nei quartieri spagnoli. Il Risotto ha una buona mantecatura anche se,  nel mio gusto personale, un po' troppo all'onda, sembra quasi sia stato usato mascarpone, tuttavia, nel loro passaggio all'inferno, pardon per le calure del forno, le animelle han perso la loro ...anima. Troppo "dure", laddove la consistenza tipica del prodotto le rende ghiotto boccone. La superficie è asciutta, ricorda la rena estiva riarsa dal sole agostano. Nell'atto masticatorio si percepisce la spruzzata dei chiodi di garofano, ma il tutto non serve a salvare l'anima di un piatto desiderato proprio con specifica componente frattagliante. C'est la vie. Re-idro le arse papille con un ottimo Sfurzat made in Sertoli Salis, il
Canua 2001, migliore, a mio avviso dello scontato Nino Negri e il tutto predispone al terzo tempo del concerto in D'O (minore, maggiore o in bemolle?). Arriva un piatto con un pugnetto di roba che ci viene presentata come Pancetta di pesce (alias Trippa di Baccalà)e Aletta di pollo. Un po' di paprika a cavalcioni e solerte commis con una specie di lampada di Aladino ci versa sopra una cremosa zuppa di mandorle. La pensata è buona, magari un po' fushion, ma via, siam gente di mondo. La CremaZuppa di suo è piacevole, sarà che noi di mandorle ci abbufferemo in tutte le salse; buona l'aletta, come consistenza fa apprezzare la paprika di Deboracapriogliana memoria; un po' deludente la frattaglia di mare, sarà che a noi l'imprinting ce lo aveva dato quel Madonnaro di Senigallia con la sua Trippa, che però era di pescatrice...ciao, ciao baccalà, torna a mantecarti, che forse è meglio; anche perchè, sul finire del piatto, assimilata la componente solida, il gioco di contrasti più divertente rimane quello tra mandorla e paprika, un consommè tentatore, anche per la evocatività goliardica delle due componenti. D.O. fà il caffé. D.O. si scusa che non è abilitato alle carte di credito del menga. D.O. gira per i tavoli. Torniamo ad abbeverare, senza fatica, fauci di Sfurzat, anche perchè la cosa si rende necessaria all'arrivare di successiva comanda: Lingua arrostita, ragout di mela e "cavolini". Il copione, intrigante sulla carta, si ripete come negli atti precedenti. La Lingua, riarsa dal forno, guarda supplichevole lo Sfursat, ma si accontenterebbe anche di un po' di agua con gas, magari via carbonatore express; le altre due comparse non sono male, ma il fondo di cottura, la salsa, è come la duemillesina replica di una commedia di Agatha Christie: un po' di belletto bruno, un dna dolciastro che farà forse anche cucina levantina, ma, alla fine, come tutti i belli giochi, viene un po' annoia. Eravamo abituati ai serial di Starsky e Hutch o di Miami Vice, adesso abbiamo il D'O sweet style, replica. Pubblicità. Sfurzat (per la lingua, non per noi).D.O.&Coffe. Carte di credito?No grazie. ..l'avevamo vista a comanda già avviata, ma non abbiamo resistito al suo fascino, e, come un figliol prodigo, l'abbiamo chiamata a raccolta in questa jam session last minute: Tranci di trippa, scarola e salsa agrodolce (e daje). Forse il miglior piatto della giornata (nonostante la salsa clone). Ci viene spiegato che la trippa non appartiene al solito distretto Foiolo standard, come si gustava (ottimo) dall'oramai fu (San) Bernardo Valli, bensì il tratto è quello finale, chiamato Culatta o Nido d'Ape: merita.
All'aspetto pare quasi una Cotoletta, abbrunita dalla sua salsa, ma la consistenza è veramente originale e piacevole,laddove i villi non sembrano i canyon delle trippe d'ordinanza, ma quasi quelle morbide distese dei licheni d'Islanda (ci sono stato l'anno scorso, ho le prove!). Quindi, il gusto mordibo iniziale trova poi supporto nella pellaccia interna che fa da campo base alle mucose digestive. Bravò pour D'ò, questa ci è proprio piaciuta. Massì dai, dopo tanto dolce sparso tra risotti e frattaglie why not negarsi un dessert, magari, giusto così, per il gusto del famolo strano è pure amaro. Ci incuriosiscono dei "Canederli" al vapore, tè verde e vaniglia: nel declinarne anagrafe ci rassicurano anche che sono il dessert meno ...sweet. Ecco, l'avevamo capito che qui si ama scherzare. ... mi chiedo cosa sarà il cioccolato, oppure quell'ananasso caramellato che mi sono visto passare ripetutamente a braccetto con cocco e noci (ovviamente zuccherate pure quelle, tanto per non fargli venire dei complessi). Rimpiango i Canederli (senza virgolette) delle mie Dolomiti, magari quelle di Anita a San Martino di Castrozza. Next time faremo magari Trippa again, come il twist. Canederli?  Why "canderli"? Insomma, ci siamo Ad.d'o.ati a sufficienza. Una sufficienza senz'altro ampia lungo tutto il percorso, ma...con qualche ma. Davide Oldani è un bravo Chef, senza dubbio. La faccia è simpatica, l'occhio è intelligente. Il ragazzo ci sa fare. Punto. Tuttavia.
La linea della cucina mi è sembrata un po' ripetitiva, sembrava quasi come quelle colonne sonore di certi film che ti accompagnano sempre nel sottofondo, magari non irritanti, ma che però non riescono a farti sognare come certi passaggi celebri di Momenti di Gloria o di Apocalypse Now. A fare contrasto alla melassa di Cornaredo (forse è una nuova IGT, chissa) non bastano paprika o chiodi di garofano. Non ho trovato amaro, salato (anche se ho visto al tavolo vicino un bell'Osso presentato maritato a sale grosso)e rendere la partita più completa e quindi divertente, intrigante, che ti prende in contropiede, per intenderci. Il minimalismo del Menù a 11.50 Euro è ancora (giustamente) presente, ma oramai si viaggia mediamente sui 40-50 Euro il che rende, comunque, competitivo il locale di Davide Oldani che, a questo punto, secondo me, deve innestare la Oldani 3. Mi spiego meglio. Ottima la Oldani 1: gran can can mediatico a supportare una coraggiosa
scelta low cost in un fase particolare della contingenza spignattante e, più in generale, nazionale Oramai siamo dichiaratamente nella Oldani 2, in cui si monetizza
giustamente l'onda lunga della fase precedente, ma siamo, appunto, in fase di onda lunga. Personalmente non ho trovarto stimoli che mi spingano al ritorno in the Cornaredo downtown. E non gli voglio augurare certo risacca prossima ventura E allora...rinunciare al pur romantico atto di mescere il caffè; smetterla con la pippa dell'apartheid alle carte di credito; assumere un giovanotto per questo e stare di più in cucina, perchè il ragazzo, se vuole, di tecnica e fantasia,  ne ha e non solo applicata al marketing. Servizio molto puntuale, una nota di merito al sommelier. Qualche piccola pennellata di colore. Nel "locale della porta accanto", quello arrivato nel firmamento stellare con la sola piccola dote degli 11.50 fa un po' sorridere che, in Carta, spicchi un Ornellaia a 180 Euro (Osteria del Viandante: 130) e che la boccia che portiamo a casa come souvenir, con tanto di D'O label apicciccata in quadricromia costi 28 euro e non venga affidata ad un sacchetto di Lidl (ci è capitato, ci è capitato, in altri locali), ma con una elegante bague personalizzata di marchio della casa ed elegante cartoncino grigio. L'uvaggio è poi assemblato in Tuscany...non poteva andar bene un po' di Bonarda ? Ecco, sono queste, a mio avviso, piccole incongruenze, innocenti, senz'altro, che però dovrebbero indurre il ragazzo con la faccia da Oldani a concentrarsi senza patema in un reale consolidamento di quanto (meritatamente) tesaurizzato sin ad ora. La Carta del menù, comunque, ci è stata regalata ;-)). Un po' sfursat. Sararlo.      

D'O

Via Magenta, 18 - Cornaredo - MI

Tel. 02 9362209

 

Categoria: Sararlo Graffiti

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