Dizionario Sararlo-Italiano

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LA ZUCCA - Arola (VB)

Powered by Sararlo 09 August 2006 ·

E' un locale conosciuto tramite il passaparola sulla rena di mare friulano. E' un locale di cui ci siamo innamorati e in cui, potendo, torneremmo con famelica regolarità ogniqualvolta ciò sia possibile.

Il Lago d’Orta è una delle chicche dell’Italia minore che, una volta conosciuto, non abbandonerete più all’oblio viandante.
Vedere stagliarsi, magari all’ombra del tramonto, l ’Isola di S.Giulio è uno dei piaceri della vita alla … Mastercard, così come perdersi per i vicoli di Orta San Giulio, piccola enclave meno famosa certamente delle varie Stresa o Cernobbio, ma a cui non ha niente da invidiare.

Ecco, adesso penserete che andremo a parlare di Tonino Cannavacciuolo, frontman di una Villa Crespi che ha dato molto, se non altro sul versante Gourmand, al rilancio di Lago e dintorni.
Acquetta, perché stavolta abbiamo buttato l’occhio, e poi il palato, sull’altra riva.
Potreste arrivarci anche a nuoto, tanto è vicina.

Arola è poco più che un’espressione geografica.
Arola avrà, si è no, qualche centinaio di abitanti  (289, per la precisione).
Arola non la vedete neanche, da Orta San Giulio, a meno che non sappiate prima che, in linea d’aria, è esattamente (o quasi) dietro un’altra meraviglia minore di questo Lago enclave: la Madonna del Sass.
Ecco allora che potete circumnavigare questo Lago salotto a nord, via Omegna, oppure a Sud, passando per la Gozzano del Poeta crepuscolare

Se proprio volete togliervi la soddisfazione di una puntatina alla Madonna del Sass, sappiate che ne vale veramente la pena. La visione che potete avere di Orta e della Isola Giulia è unica: pare di affacciarsi dal balcone di casa.
Tempo qualche minuto e Arola è vostra e, come cenerentoli, prendete posto a sedere nella Zucca … ma tranquilli, poi non è come nella favola. Al divertimento non seguirà l’ansia si alzarsi prima dei dodici rintocchi: la Zucca resterà tale e piacevole anche dopo, fino al vostro prossimo ritorno.

La Famiglia Beltrami gestisce e custodisce questa chicca golosa da 38 anni.
Siamo già alla seconda generazione e la terza si sta preparando, sorridente e cortese tra i tavoli.
Una garanzia.

Interni gradevoli, curati, senza essere pretenziosi.
La Cantina occhieggia in fondo alla Sala, avviluppata in una conturbante luce rossa che ne accentua la promesse gioiosamente tentatrici.

Si comincia subito bene, con un Pane di segala alle noci e fichi che, pur personalmente refrattari a rinunciare ad un Piatto a fronte di pur ottima pagnotta, ci induce in tentazione; cosa che si ripeterà, poi, all’arrivo del vassoio più normale, da panem quotidiano.
 
Le proposte sono tutte curiose, indice in  particolare di un legame con il territorio e le sue filiere abbastanza solido, pur con qualche piccola divagazione, come ad esempio il Lardo di Arnad messo a dialogare con Castagne di varia fatta.
Potete infatti accoppiarlo, su pane di segala tostato, sia con una Crépe alle Castagne, che con un di loro  Miele presentato su ciotolina dedicata. Due o tre sono pure lì, nude et crude, anzi, bollite.
Effetto piacevole, sia per l’assemblarsi delle diverse componenti, che per la presentazione giocosa e con un tocco di fantasia.

Reduci da noti Carpacci lagunari ci siamo fatti incuriosire da un insolito Carpaccio Caprino con Miele alle Noci.
In realtà il gioco poteva sembrare già rodato e da fine pasto, Cacio et miele per intenderci, laddove giovane toma caprina era stata passata da chirurgico taglierino amanuense sì da renderla sottile e ... carpaccia, appunto.
Piacevole il gioco, anche qui, e per entrambi il baloccarsi con ciccia vuoi lardosuina che caciocaprina permette di entrare in armonia con i rispettivi frutti di apicoltura non certo e non solo mielosa, ma di sostanza artigiana.

Se il Pane è fatto in casa con maestria è lecito aspettarsi legittima coerenza congruente alle Paste relative.
E infatti gli Agnolotti alla Piemontese sono in linea con una tradizione dell’Alto Novarese, ora anche verbano, laddove la riduzione d’arrosto recita rigorosamente di Manzo, Vitello  e Maiale (poco, si narra); mentre in lande più risaiole o langarole può entrare in gioco invero anche il cortile, con polli e roger rabbit ruspanti.
Lasciamo ai puristi e autoctoni la percezione delle sfumature. Noi abbiamo trovato ruvida eleganza (nella pasta) e sostanza (nel ripieno e relativa riduzione).

E saltando da Agnolotti a Ravioli, la tradizione contadina di mezza collina si conferma, con dei Ravioli in verde, appunto, impastati e farciti con Bieta, Salvia e Spinaci. Qualche petalo di Tuma  buttato lì e là  generosamente, fa apprezzare questa Cucina che si rivela piacevole nella sua completezza.
Non solo i Piatti sono gradevoli a indicare passione e dedizione, ma anche il servizio al tavolo è discreto quel tanto che basta, ma pronto a liberarsi in puntuali spiegazioni laddove richiesto da papille e polisensorialità assortite e curiose.
Cucina leggera, dicevamo, pur se di sostanza, & … why not allora farlo strano con una Zuppa di Cipolla con Toma della Valdossola (presentata a galleggiare su pane abbrustolito)?
Ottima, soprattutto nell’assemblaggio che deriva dalle varie componenti … chissà se è un segreto della Cucina far uscire il piatto talmente caldo che bisogna aspettare minimo un quartodora, a meno che non sia un sottile accorgimento, anche dietetico, per permettere di gustarlo al meglio metabolizzando, nel frattempo, quanto assimilato sino ad allora…

Sui secondi ci sarebbe da spazzolare senza ritegno; ad esempio si narra di un Tapulone che sa di ciuco (e di storia, ma ve la racconteremo a tempo debito) e quindi, programmando già un ritorno ancora più mirato, veleggiamo un po’ generalisti, con un Filetto di Manzo con Prugne e Riduzione al Ghemme.
Si viaggia Fassone, senza fallo, e si conferma quanto già detto in precedenza: vi è attenzione alla materia prima, levità nel proporre abbinamenti che, pur non scontati, non puntano nemmeno all’originalità a tutti i costi.
Chiaramente è un bel procedere, dall’acidità prugnotta alla solidità fassona, passando per il viatico di un Nebbiolo targato Ghemme, appunto, anche se, invero, nel condurre la tenzone in Cantina, avevamo chiesto un Nebbiolo di altra schiatta, più difficile da raggiungere se non si è autoctoni... e parliamo del Nebbiolo Prunent, un 2003 by tale Garrone, vignaiuolo in Domodossola, chissà se lontano discendente dell’eroe deamicisiano.
Due parole, perchè le merita.
E’ noto che il Nebbiolo è un’ uva versatile, che può reggere anche le colture in altura.
Di Etichette conosciute ce ne sono, in altre zone, ma al nostro palato mancava quella particolare enclave compresa tra la Val d’Ossola e la Val Vigezzo in cui, anche per le caratteristiche locali, i vini erano sempre stati tradizionalmente abbastanza scorbutici per palati non autoctoni e non assuefatti. Ebbene, sembra che, in quelle lande, con un passato storico, tra l’altro, di pusher enoici verso la vicina Svizzera Ticina, adesso l’occhio (e la tecnica) si siano resi attenti ad un mercato possibilmente più vasto e quindi, a nostra richiesta, il Beltrami ha saputo assecondare curiosità autoctona.
Un vino interessante; un po’ ruvido al primo impatto, con una buona nota di acidità e sentori di frutti di bosco sul lungo bere.
Una curiosità, peraltro difficile da ritrovare censita anche negli almanacchi dedicati.

Arona è ad un tiro di valle, e quindi Guffanti e le sue creature sono tentazioni plurime e recidivanti ma, a vedersi presentare “IL” Carrello del Dolce …naufragar d’allappo, ci si concentra in iperglicemica attenzione.

Ci era pur stato preannunciato che i Dessert venivano preparati espressi, ma pensavamo ad una normale parade di Carta. No, qui la parade è vera, completa ed esplicita, manco fossimo all’ultimo giorno del Carnevale di Rio o in Sala Perbellina, uscita Scaligera Sud.

Di tutto, di più: bello a vedere, non solo per architettura et composizione, anche di colore, ma perché le tentazioni sono veramente plurime e assai.

Andando molto di sintesi.
Quello che, per un trevigiano, è blasone consolidato, qui è rielaborato in varie versioni, manco fossimo nell’atelier dell’ Autodelta. Al bicchiere potete trovare: Tiramisù regular (ma, con la ricotta), con Cioccolato e Rhum oppure, ottimo, con Chantilly e Caramello.
In tazzine Illy vi potete “bere” al cucchiaio il classico Bonnet, quello che marita assieme cioccolato e amaretto: ottimo pure quello.
Se siete impenitenti potete trastullarvi con delle Gelatine di Frutta, oppure con della Frutta sciroppata in grappa o anche fare un eccellente harakiry glicemico con una Ciotolina di Zabaglione che, pur resuscitando certamente i morti, dovrebbe seppellire invece definitivamente i vostri pudori di coscienza… se li aveste ma, dato che la risposta non può che essere lapalissianamente negativa, voilà un ammaraggio morbido su dei Fichi macerati in aceto e zucchero: non solo curiosi, ma pure boni.

Presi oramai da delirio d’annunziano, siamo ulteriormente sprofondati nel piacere orgasmolettico fiutando voluttuosamente un Ebaluce di Caluso e un susseguente Moscato da vendemmia tardiva di cui, anche per esaurimento dei byte mononeuronali, non abbiamo fatto in tempo a scannerizzare il dna di etichetta.

Chissà, forse i dodici rintocchi non erano passati, o forse sì. La Zucca tale era rimasta, dalle pareti intatte; la nostra 56 drop corto pure e la  creatura bavarese, là fuori, poggiava ancora saldamente sui suoi cerchi da 17”.
Non era cambiato quindi nulla dal nostro arrivo, tranne che ci siamo divertiti in maniera inusuale, molto coinvolgente per un locale anche a dimensione di scorpacciata familiare, non solo di fine Palato Gourmet e quindi, all’uscita, il pensiero era unico ed inevitabile: a quando la prossima?

LA ZUCCA
Regione Bolco, 7
28891 – AROLA (VB)
Tel. 0323 - 821114
Apre la Sera, anche a pranzo sabato e festivi.
Solo i fine settimana a Gennaio e Febbraio
Chiude Lunedì e Martedì
Ferie Variabili.

Ci si diverte a partire da 40€
  

 

Categoria: Sararlo Graffiti

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