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AL PASSO - Campalto (VE)

Powered by Sararlo 10 Marzo 2010. Commenti (11) ·
AL PASSO - Campalto (VE)

The real version

Ci sono posti dove si va perché si mangia bene digerendo pure il fatto che il titolare non sia proprio un simpaticone che ti mette a tuo agio (la citazione è ampiamente leggibile tra le righe).
Ci sono luoghi in cui il fascino è tale, empatia del titolare inclusa, che poco importa se poi la digestione è un po' più laboriosa.
Ci sono locali in cui il binomio funziona alla grande e si fa bingo sia tra i piatti che con le quattro chiacchiere del durante e dopo teatro.

Con Massimo de al Passo funziona così, e ci si diverte ogni volta.

Campalto, uno dei tanti suburbia mestrini, potrebbe fare da sotto-sfondo alla prosa disincantata dei moderni romanzieri che raccontano il nord.est del terzo millennio, da Romolo Bugaro a Tullio Avoledo.

Il primo desiderio di uno che nasce a Campalto è, probabilmente, quello di approdare altrove.
Il primo (e forse unico) desiderio di chi vi arriva da fuori è di fiondarsi al 118 di passo campalto.

La filosofia di Massimo è addirittura basic.
Sul testo cartaceo si narra che qui si tratta solo pesce fresco e nazionale. Lui ci aggiunge di suo che il pesce ha 24 vite e ogni ora persa è una vita in meno.
A sentirlo ti verrebbe da venir qua all' alba, per un cappuccino di ... seppie al nero, ma poiché queste non sono previste in Carta, ci si può accontentare anche qualche ora dopo, a pranzo o a cena.

Le preparazioni sono il classico poker che recita di crudo - cotto - brace - fritto ... & nothing else.
Schiume e molecole no grazie.

E' inutile guardare la Carta, meglio lasciar fare all' one man show che vi ha già squadrato di cilindrata gastrica fin da quando siete entrati.

Si può partire con un Crostino avec tonno e castraure, un bel saluto primaverile laddove l' atun è cotto e la castraura è della vicina sant' Erasmo; così come il pinne rosse vi può capitare a spezzatino, di buona struttura, adagiato su comoda polentina bianca.

Se avete il birignao curioso e la rete marina ha fatto goal, intrigatevi pure con la Trippa di pescatrice e scaglie di ricotta affumicata. Il tutto è verace ebbono.

Il Saor ha reso grande la Cucina Serenissima laddove tanti altri artifizi non c'erano per conservare la fatica del pescatore. Qua la cebolla è stata frollata in tris assieme a sarde (versione classica), sardoni (già più rara), moeche (semplicemente straordinaria). Completano il ritratto di famiglia regolamentari uvetta e pinoli. E' che Massimo l' è un om, ma meriterebbe un ciucciotto solo per quello.

In questa rosa dei venti de mar, al capitolo crudo ci si può imbattere in meravigliosi Scampi dove si apprezza, se ancora ve ne fosse bisogno, l' eccellenza di una materia prima che bisogna avere ogni volta la pazienza di andarsela a cercare all' alba del mercato, quando i pescatori tirano i remi in barca dopo un notte di fatica.

Che dire allora delle Tagliatelle di seppia o dell' ancor meglio Tartare di calamaro. Materia prima regna sovrana, l'allappo è morbido e guaposo, grazie anche ad un oleum di qualità e di nicchia, frutto della spremitura in quel di Marostica, sui colli vicentini.

Se siete Palati à la Gaston (cioè fortunati), vi arriveranno al desco pure gli Spaghetti con i ricci di mare, una rarità degna di tanta fama. Si rimane epatati da quell' inconfondibile dolcezza che sa di sottobosco salmastro.

Si sale, si sale per i sentieri del piacere goloso. Ecco allora una Granceola bollita che sarebbe perfetta se, aihmè, non si trattasse di un percorso ad ostacoli tra l' amabile ciccia e i numerosi souvenir di chele residue sparse all' interno. Qua non è certo colpa di Max le passò, ma di qualche svampito stagista dell' alberghiero con la testa fra le nuvole. 4 frustate e via; in castigo con bacalao shakerato alla findus per una settimana.

Il riscatto, comunque, è dietro l' angolo grazie a degni Gamberoni imperiali, cotti al vapore a 70° e abbelliti da una maionese all' olio di gomito.

Il colpo al cuore può arrivare con dei Canestrelli alla brace, sicuramente la star del giorno, o perlomeno in quel far del giorno, tra un' eccellenza e l‘ altra. Conturbanti, travianti nel senso che si è portati a chiederne altre vagonate rischiando di perdere il resto del bendiddio che può offrire la cambusa (chele granceole a parte). Vi è un buon stacco di acidità che può far esclamare allo sciagurato di turno "però, che idea metterci una goccia di balsamico". L' espressione del Max. vale il biglietto. "Macchè balsamico, xè ojo e bronse" (tradotto per i non residenti "è stato pazientemente lavorato con sagace uso di olio monocultivar e fuoco lento di brace dedicata"). Che bello, ogni spesso, fare sì oneste figure da pirla.

A seguire, le Telline scivolano via piacevoli, come tanti piccoli confetti di mare.
Ma come quei Canestrelli ...

Arriva uno dei piatti che ha fatto la storia, anzi, che è la Storia del Passo: Il Roast beef di tonno.
E' nato qualche anno fa, quale riscatto in versione pinne gialle, di come veniva bistrattato dalla suocera il più umile Roast beef di ciccia vitella.

Nel tempo, sia all' impiatto che per il gioco di squadra, si è ampliato e arricchito. Accanto al sempiterno olio (toujours Marostica genere munto) ora presenta della ricotta di bufala che accompagna bene le rotondità del lavorato marino cui dà stacco amaro la rucola di rinforzo. Il decor è curioso, ricorda i gloriosi colori della ProVercelli.

In questo passaggio "storico", del riscatto di un piatto, di una tecnica, ci sta un' altra delle filosofie del Massimo lagunare. Prima di proporre una nuova idea in Sala, le prove devono passare il giudizio dei figli piccoli. Se a loro piace, il gradimento dei commensali sarà conseguente. Per una volta ringraziamo una suocera che, con la sua pervicacia "errante" sul roast beef, ha stimolato la creatività di questo patron con un passato da gelataro.

Brace continua a regnare sovrana con Seppie e Calamari, di buona consistenza questi ultimi, morbide e guapose le prime.

Volendo insistere a deliziarsi con le specialità della casa, non può mancare l' esotico Tonno ai ferri, un riuscito filetto di mare con mandorle e pinoli, così come, dalla scialuppa di cucina, possono giungere creature di nettuno che fanno sempre la loro porca figura: dal San Pietro, alla Gallinella, alla regale Pescatrice.

Ve le sfilettano, con consumata abilità amanuense, pronte poi per saltare di gusto al piatto. Si è apprezzata l' attenzione di porre a contorno le guancette di pescatrice. Tosta la consistenza del nostro prediletto Santo Pietro.

La carretera pescosa può terminare in gloria con augusta Frittura di Moeche. Ve le piluccate negligentemente a mano, nella loro straordinaria semplicità "nature".

N'est pas fini.

Ai Dessert si può transitare innocenti con un buon gelato alla crema a calvados anche se, da vecchi marinai farabutti, quando peccare si deve e allora lo si fa alla grande. Voilà The Sbrodego, uno sciupapapille senza rimorsi. Impossibile avere sensi di colpa quando vi arriva (generalmente il bis è obligado) ‘na creatura rustega formata "solo" da gelato alla vaniglia, grattugia di amaretti, uvetta cilena sotto spirito e rhum malandrino. Il palato naviga beato tra i flutti golosi.

Sul far dei titoli di coda la compagnia del Massimo al Passo è sempre intrigante e divertente. La mise sorniona è frutto del talento di un attore di consumata abilità, oltre che di un professionista che sa perfettamente il fatto suo, senza tuttavia tirarsela come farebbero i più.

L' ultima trovata della casa è il braciere multipiano (come i silos a quattroruote di san babila). Il perché è presto detto. In funzione delle necessità, i ripiani sulle "bronse" (tradotto: braci) possono essere posti ad altezze variabili, per tempi diversi, a seconda che si cerchi di valorizzare il meglio di una mangusta, di un bisato (anguilla) o dei mirabili Canestrelli di cui abbiam detto. La cosa curiosa è che tale marchingegno, per i vincoli legulei delle asl, è stato posto in passo esterno ai muri perimetrali sì che, forzando il concetto, si potrebbe addirittura dire che la Cucina del Max sforna prodotti ... per asporto.

La Cantina è talebana, come la ricerca della qualità di materia prima navigante. Only veri Vini e annoi, da lui, ci piace baloccarci con l' amata Vitovska by Vodopivec tuning.

Se v' annoia inforcare la vostra gastromobile per tema di tornare anzitempo all' ovile domestico potete sempre trastullarvi il palato con la Liquirizia della casa (fresca e ... pluriconcentrata), così come, al passo della staffa, con una onesta sgnapa che fa sempre alpino qua, a quattro passi dalla rena lagunar.

AL PASSO

Via Passo Campalto, 118

Campalto di Venezia

Tel. 041 - 900470

Chiude il lunedì e martedì

Cuenta media: 80 - 120€ 

 

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Categoria: Schede Ristoranti · Regione: Veneto

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Commenti da 1 a 10 di 11 | Next | Last
sararlo

11
Re:
19.03.10 | ore 17:20
;0)) Giulia, collegati con comodo. Programmo l' on line dalle 6.00 a.m. in poi. Sono sicuro che ti attripperà. Poi, magari, glielo segnali a Di.Lo nostro, e farai un figurone (anche se, per voi, è fuori zona).
giulia marruccelli

10
Re:
19.03.10 | ore 17:12
alle 00.01 mi collego!!!!

PS Hai letto il menu del 24???? Sconfinferante....
sararlo

9
Re:
19.03.10 | ore 16:49
Ciao Berica.
Stay tuned, tomorrow.
'Na petardata inedita per l' on line di lische e squame (e non dico altro).
giulia marruccelli

8
Re:
19.03.10 | ore 16:19
sararlo, scusaaaa sono la giulia, la tua compagna del pantagruelico pranzo Massimo ;-)
sararlo

7
Re:
19.03.10 | ore 15:50
Caro Anonymous (che peccato cotale nick, scrivi almeno Pamela la prox. volta). Ti confesso uno scoop. Detesto il Tonno, e non solo come cibo.cult degli sciousci.tender. Però, dal Massimo Campalto, il suo Roast.Beef merita una digressione.
Parola di Sararlo.
Anonymous

6
Re:
19.03.10 | ore 14:28
Caro amico Sararlo fai venire una voglia di mare di iodio di salinità!!!
Presto mi butterò a pesce :-)

PS posso lanciare un sasso???? Basta tonno...
sararlo

5
Re:
16.03.10 | ore 07:42
@alexandra
Strano. Sei la prima voce "contro".
Al Passo ha un tam tam di apprezzamento per cui è molto difficile sentire delle critiche o, perlomeno, una stroncatura come la tua.
Io ci sono stato quattro volte, e sempre bene (a proposito, scheda e photo sono una antologica temporale di 3 sedute, ecco perchè le Castraure e i Sant' Erasmo). Che a me risulti Massimo al mercato di Caorle ci va realmente, e ci sono testimoni oculari, tipo il Mauro della Vecia Osteria di Mirano. E' vero, c'è la Carta del menù, ma io sono sempre andato a voce e mai una stecca. Le preparazioni saranno anche fuori moda e "tutto il resto è noia", tuttavia credo che, sul pesce, quando hai ottima materia prima è già un successo riuscire a non rovinarla (ipse Massimo dixit).
Alla fine della fiera. Io dal Max. ci torno sempre volentieri ... fino a prova contraria, naturalmente, che a me, sarò fortunato, non è mai capitata.
alexandra

4
Re:
15.03.10 | ore 22:36
mi spiace...per me un posto assolutamente evitabile. Scampi alla "busara" ridicoli...le "crudité" di pesce, assolutamente di moda da essere drammaticamente fuori moda...menu a voce (??)...ma quando le hai mangiate le castraure?? attualmente esistono quelle toscane, per quelle di sant'Erasmo bisogna aspettare ancora un pochino...ma sono solo dettagli. Inquietante la rete tirata su dalle acque di Campalto con crostacei in fase siesta serale (da fumatrice, fuori al freddo ho visto una bella scena di "pesca" á la minute)mah...sará che sogno ancora quei ravioli con ricciola e scampi crudi con salsa di cozze e vongole...che ...tutto il resto é noia. Ma é un'altra storia...lo so. :))
Glenda

3
Re:
10.03.10 | ore 20:27
Locale frequentato dal bel mondo, compreso quello che ha governato la regione per tanti anni. Adesso che cambia la guardia stiamo a vedere. Comunque Massimo è bravo, e basta.
giulio

2
Re:
10.03.10 | ore 19:34
Massimo è una vera sagoma. Ci andiamo da anni. Costa, ma la qualità vale la spesa. Li merita tutti.
Commenti da 1 a 10 di 11 | Next | Last

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