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STORIE D'AMORE (e passioni di Gola) - Borgoricco (PD)

Powered by Sararlo 15 February 2010 ·
STORIE D'AMORE (e passioni di Gola) - Borgoricco (PD)

Lo abbiamo visto in culla, manco 15 mesi fa e già sapeva camminare con le sue gambe.
Il 2009 è stato un buon anno per Davide Filippetto, impostosi rapidamente come meta curiosa (e subito fidelizzata) nel Circus Gourmet in un ambito che va ben oltre i confini provinciali.

La stampa di settore gli ha dedicato presto un attenzione più che lusinghiera; non sono mancati i riconoscimenti ufficiali.

Insomma siamo di fronte ad una storia che ha tutte le premesse per essere magari anche d'amore, certamente di passione golosa.

La trama è oramai nota. Si sviluppa dalle parti di Borgoricco, nel famoso graticolato romano, a poche leghe dall' Antica Postumia (veneta).
In un casale restaurato di fresco la location di amorosi gusti si presenta con un lay-out per alcuni tratti originale. Potremmo essere a Reno, nel Nevada, o a San Pietroburgo, tuttavia le suppellettili vinarie e spiritose (leggi grappe & co.) ci confortano che siamo in pieno made in Italy, distretto n.est.

La proposta di carta si è snellita. Alcuni capitoli specificatamente dedicati all' acchiappo della clientela giovanile ora non servono più, p.es. il grill. Il reclutamento (e il mantenimento) di palati vecchi e nuovi è sostenuto da un calendario vivace e fantasioso di serate a tema. A volte si privilegia la Cucina che accompagna la Cantina, come può essere viceversa, a seconda dell' estro dei due sceneggiatori, posto che Massimo Foffani si occupa di sala e misteri di Bacco.

Il saluto della Cucina viaggia in bis. Bolle tridentine fanno scorta ad un piacevole "bocòn" formato da una sarda fritta e broccoli in salsa, con stacco nel finale lungo della colatura di alici.

Piacevole il bis "alla mò di pasta" rappresentato da originali Spaghetti di seppia accompagnati da inedito olio di nocciola. Vincono la sfida, sul filo di lana, con un Raviolo di scampo farcito di pancia di seppia in pizzaiola. Poiché sia la nordica nocciola oleata che la componente mediterranea (pomodoro, capperi, basilico), nonché la farcia raviola erano degne, la conclusione è che, a fare le veci della pasta in cruditè, Seppia batte Scampo 1-0 e palla al centro.

Prima petardata di giornata. Buone le capesante arrostite in crosta di pistacchio, ma i fuochi d' artificio al palato li regala un guanciale confittato croccante di un nano.maialino nero, versione "thay", allevato da un pasionario nei dintorni. Il rapporto particolare tra ciccia e cotenna (fifty-fifty) nonché la tecnica usata lo rendono già instant classic (o Piatto Babette, secondo i nostri canoni). Per la cronaca facevano parte della storia anche un fondente di cipolle rosse ed un crock di capperi.

Il Carciofando di coniglio è un piatto che crea delle attese curiose anche se, su alcuni particolari, va ricalibrato. Ebbene, è un composizione a doppio misto tra il lapin e l' articiocco. Quest' ultimo è in versione saltata e a coccodè. L'altro si presenta in versione cotolette alla milanese e pure con straordinarie guancette che valgono il piatto. Il carciofo a coccodè è una specie di campanaccio rovesciato e fritto che contiene una mousse del lombo del fu bugs bunny. Le umidità reciproche fanno parente povero in una composizione di per sé indovinata, pur se perfettibile.

La ciofeca, cioè il carciofo coccodè, viene comunque riscattato da un muscolare Pinot Bianco dei Colli Euganei, coltivato e pigiato in loco dal bravo Stefano Turetta di Cà Bianca.

L' inverno scorso, premiato dal Gastronauta nazionale quale miglior emergente del n.est, Davide nostro si è portato a casa due mortazze king size che gli sono state utili per assemblare gli Gnocchi di farcia di mortadella (presidio Slow Food), al salto di burro acido su crema di asparagi. Il palato percepisce in due tempi l' acidità prima e l' affumicatura dopo nel piatto, il tutto arrotondato da un versatile Riesling di St.Michele che accompagna degnamente degli ottimi Agnolotti di pasta al carbone vegetale. Qua troviamo il week.end del cacciatore. Farcia di fagiano, un vin cotto di mosto di raboso e guascone trippette di capasanta e la di lei noce. Un festival ben assortito dove, all' acidità di base del piatto, segue un curioso rollercoaster tra consistenze e lipidità. Anche qui il Riesling fa la sua parte nel congedo finale, del tutto, verso degna sepoltura gastrica.

Altra Cima Coppi avec The Tagliolini con le rigaglie di pollo. Come recita la didascalia di Carta è la versione "impastata" di analogo risotto. Piatto impeccabile, di assoluta eccellenza dove si esaltano a vicenda il contenente (i tagliolini) e il contenuto: bargigli, cuore, fegatini, duroni. Davide ne va giustamente fiero e, in una delle sue rare uscite fuori Cucina, alle nostre esternazioni compiaciute sintetizza: "è un piatto di orgoglio del territorio". Chapeau e campane a festa.

L' abbinamento proposto da Max Foffani in questo caso è un rubro chiantigiano. Tutto bene, ma si innesca una piacevole dialettica tra commensale e sommelier. Why not un autoctono Raboso, rilancia l' uno ? Magari un Tai rosso, replica l' altro ...
Certo, non è come a Montecitorio a discutere di finanziaria, ma almeno qua ci si diverte.

Intrigante l' arrivo dell' Anguilla al profumo di porchetta. L' abbinamento si prospetta eretico assai. Infatti la ciccia del bisato è di ottima struttura. I sentori porchettati sono un po' troppo esuberanti, bisognerebbe riequilibrare il q.b. su una concia che, stavolta, non è suina, pur se grassa di suo. Anche qui riescono bene i titoli di coda, grazie ad un ripulente (e indovinato) agretto di melograno.

Arriva il Piccione uno e trino. Potrebbe rappresentare, in realtà, un piatto completo. Quasi commoventi i Ravioli di foie gras (con lamponi), rotondamente guapi e istigatori di bis plurimi.
Molto bene il Petto adagiato su di una riduzione di Syrah. Il terzo movimento, cioè la coscia caramellata, ci ricorda alcune scene di feste balcaniche raccontate del bravo Kusturica. Il croccante è di sesamo; è presente "un' aria", probabilmente di Syrah; il kraphen di supporto è un po' deboluccio. Fa niente, un tocco levantino in un contesto comunque piacevole.

Dopo questa sequela impenitente di primi e secondi a ripetizione si fa colazione con un bell' ovetto alla coque, anche se, in realtà, si tratta di un "tuorlo" di cachi in sella ad un "albume" di panna cotta e infuso di caffè bianco.

Sapevamo che, sulla sua fedina cocinera, Davide D' Amore ha un passato di pasticciere e la mano felice si conferma ancora una volta. Dopo una dozzina di assaggi extra large non poteva mancare, a consolazione, la "Barretta energetica", ovvero una composizione dove i marroni canditi giocano in maniera sinergica con un gelato alla birra (a memoria Baladin, maybe).

Non basta. Tanto per stare a dieta arriva Nocciolandia, una gardaland iperglicemica, con declinazione a 360°, a testimonianza di cosa si possa tirar fuori dalle nocciole langarole. Tra le tante creature una citazione particolare la meritano il cremino, la pralina, soprattutto il gelato.

Sparring partner eccezionale il Moscato Fior d' Arancio passito dei Colli Euganei di Franco Zanovello, il top gun tra i wine makers che esercitano tra i dolci declivi che stregarono il Petrarca.

Ok, fine corsa. Si riaccendono le luci in sala, come al solito la trama è stata avvincente, l' happy end secondo i migliori canoni, da Frank Capra in poi.

Filippetto e Foffani sono un binomio vincente. Cominciamo da quest' ultimo. Patron di rara

professionalità, si modula progressivamente sull' avventore senza mai varcare quell' impercettibile linea rossa (o bianca, a bolle, pure rosè) che separa la complicità garbata dall' esondazione relazionale.
Filippetto, a nostro avviso, si è smarcato dall' inevitabile impronta dalveresca che poteva paternamente averlo accompagnato nella sua immagine d' esordio.
Comunque, da persona per bene, tiene sempre vivo il legame con il suo vecchio mentore ("Strippemo - dedicato a Ivano", è costante presenza in Carta), ed è un segno importante.

Davide ci sa fare come tecnica; è eclettico a seconda delle diverse preparazioni e materie prime.
Nel nostro vissuto ipercalorico presso di lui notiamo come stia ampiamente rimontando quella minore esperienza che avevamo percepito, all' inizio, sui secondi. Gli accordi orgasmolettici da armonizzare al piatto sono minimi. Ad esempio il Bisato (troppo) porchettato era al suo debutto assoluto in carta e chi scrive ne ha tagliato per primo il nastro al palato. Poiché Davide è certo del fatto suo, ma sa anche ascoltare, gli aggiustamenti in corsa saranno conseguenti, nel caso li riterrà opportuni.

Quando, arrivando per l' ennesima rimpatriata in un locale, si è curiosi di vedere cosa passerà il convento e poi, all' uscita, si è tentati di ritornarvi l' indomani per provare quelle due o tre cose che la cilindrata gastrica non sarebbe riuscita a metabolizzare, non ci sono altre parole, anzi "nothing else" per descriverne la piacevole esperienza e il lusinghiero giudizio. A Borgoricco, quindi, vi è una Love story di panza e di cucina, dei cui capitoli, anche in futuro, avremo piacere di raccontarne (e gustarne) la trama.

STORIE D'AMORE

Via Desman 418 - Borgoricco (PD)

Tel. 049 - 9336523

Chiude il giovedì e il venerdì e sabato a pranzo

Il Menù degustazione è a 70€

 

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Categoria: Schede Ristoranti

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